Perché festeggiare l’8 marzo

Trovo cretino che alcuni considerino la festa della donna una baggianata come, che so, S. Valentino. La giornata internazionale della donna trae origine da lotte passate per acquisire diritti e deve portare la consapevolezza del tantissimo che ancora c’è da fare. Se in passato ho voluto ricordare Clara Zetkin e Rosa Luxemburg, oggi voglio scrivere di un brutto ricordo che non mi si cancella dalla mente.

Sostituivo mia madre in negozio e una donna è entrata a comprare del materiale per cucire, più precisamente le cose che servono per realizzare delle tende. Mentre stavo lì a cercare di capire i prodotti che le occorrevano (siccome era una cosa “da femmine” e quindi mi dava fastidio che mi venisse proposta per questo motivo, da ragazzina ho rifiutato di imparare a cucire) mi rendevo conto di non averla mai vista, una cosa strana per un paesino di pochi abitanti, dove almeno di vista ci si conosce tutti. E mi rendevo conto che era triste e come spaventata ma allo stesso tempo contenta di quelle cose che acquistava e gentile. Districatami con pesi per gli orli e fasce per il montaggio sui supporti, riesco a servirla. Non c’erano altri clienti, così dalle grandi finestre l’ho vista uscire e salire in macchina dove la aspettava il marito. Lui l’avevo già visto. E l’ho visto in quel momento cominciare a urlarle contro con violenza, probabilmente per quanto aveva speso. Rimasi sconvolta. Per un momento pensai di raggiungere la macchina, dirle che avevo sbagliato il conto e restituirle parte dei soldi. Non lo feci. Vidi ripartire la macchina con lui furioso e lei annichilita.

Non so più quanti anni fa è successo. Probabilmente più di 20. Ma il ricordo pesa ancora come un macigno.

 

No, credetemi, non è come San Valentino.

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4 pensieri su “Perché festeggiare l’8 marzo

  1. Racconto molto forte, che restituisce il senso della ricorrenza, della giornat delle donne … in effetti, tutte le feste, di qualsiasi carattere (politico, sociale, religioso, o altro…), hanno perso il loro senso originario, inghiottite in una voragine che è prodotta e si autoalimenta dalla società dei consumi. Banale, ma importante dirlo, per ri-pensare a come uscirne.

  2. Hai perfettamente ragione. E la cosa che non consola è che capitano anche, violenze simili, alle donne “emancipate” che lavorano ed hanno un’autonomia economica, quando un superiore le vuole “uomini”, libere da vincoli familiari, pronte a sacrificare sull’altare del lavoro e del successo il resto della loro -non semplice e non priva di altri impegni e doveri- vita.
    Perché non si dipende più, spesso, da un marito, ma da altri padroni, per i quali l’avere a che fare con delle donne è una remissione e basta.
    Giusto che esista questa festività, e giusto che sia l’occasione per ricordare, dibattere, prendere coscienza di cosa significa, in ogni tempo, essere donna.

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