Peter Pan, Bob Wilson e la politica

È giusto che il teatro, e l’arte più in genere, si occupi dell’attualità. Ma come? Basta mettere sulla scena storie di migranti – uno dei temi più attuali, indubbiamente – con attori-testimoni? E i classici? Possono parlare ancora in maniera attuale? Sarebbe un discorso lungo e complesso. Solitamente quando mi trovo davanti a pièce esageratamente politicizzate, vere e proprie tribune politiche, storco il naso. L’arte può avere una potenza dirompente quando fa riflettere e capire ma se è solo una manifestazione politica rischia di perdere la propria natura di arte. Parlai già di Falk Richter ma il suo spettacolo Small Town Boy, in cartellone al Gorki, per quanto giusto e attuale (parla dell’oppressione dei gay nel mondo e delle sofferenze che causano i pregiudizi, anche in Italia) senza la commistione della danza nella recitazione è molto meno potente degli altri.

Invece recentemente sono andata a vedere il Peter Pan di Bob Wilson al Berliner Ensemble (e quale teatro più di quello di Brecht si presta a parlare di politica?). Dopo l’Opera da tre soldi e il Faust I e II, ammetto che ero un po’ scettica. La regia di Wilson è interessante ma rischia di essere un po’ ripetitiva e Faust mi aveva piuttosto deluso. Peter Pan invece sembrava perfetto per la leggerezza luminosa di Wilson.
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E infine ho trovato assolutamente geniale un accenno alla politica che ha parlato più di mille spettacolo-comizio. Ricordate il finale di Peter Pan? Wendy porta tutti i bambini dell’isola che non c’è – così desiderosi di avere una madre – a casa sua e i genitori li accolgono pronti a crescerli tutti insieme ai propri figli. Bene, mentre uno ad uno i bambini entrano dalla finestra, la madre afferma “wir schaffen das!” (“ce la facciamo, ci riusciamo”), la celebre frase della Merkel per mettere a tacere le polemiche sulla decisione di accogliere tutti i siriani. Ma come è noto Peter Pan resta fuori, non entra. Wendy lo invita, gli chiede se vuole venire anche lui. La risposta? “Obergrenze”. Cioè il limite massimo di richieste che (populisticamente) vorrebbe introdurre il partito cristiano democratico bavarese. In un minuto tutti i temi più scottanti della politica tedesca ed europea attuale passano davanti agli occhi degli spettatori, esplode il riso e l’applauso, ancor più forte che in altri momenti salienti. I bambini presenti in sala (beati loro che imparano fin da subito che il teatro non è recitare con la voce impostata e le parrucche ma è una cosa fantastica, meravigliosa, anche più del cinema) probabilmente non hanno capito. Ma per gli adulti è stato come tirare un sospiro di sollievo, un lampo di chiarezza.

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2 pensieri su “Peter Pan, Bob Wilson e la politica

  1. Il teatro è un’altra cosa a Berlino. Noi volevamo andare al Berliner Ensemble, ma temevano, appunto, di non capire le parole chiave 😦
    Sarebbe stato bello vedere questo Peter Pan (ma nei nostri sogni puntavamo all’Opera da tre soldi).

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