Conoscete Memi?

L’avete sicuramente visto tutti. Perché Memi è in pieno centro.

A due passi dall’Isola dei Musei e giusto attaccato a Alexanderplatz.

La Berliner Zeitung ne racconta la storia in un sito che si chiama “molto più che una casa”.

E in effetti è proprio così.

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Il nome viene dal diminutivo dell’indirizzo, nella Memhardstraße. È stato costruito nel 1984 nella DDR, poco prima che il muro cadesse. All’epoca ci vivevano persone importanti nella DDR, compresi professori universitari, ministri e persino la figlia del capo della Stasi, Mielke. Poi hanno scelto altri lidi e qui sono venute prostitute e spacciatori. Infine, oggi, è un bel misto di tutto, dalle famiglie ai pensionati, creativi e studenti. Una comunità variegata che si incontra in uno spazio comune dove parlare.

A piano terra invece c’è un elegante negozio completamene vuoto: la merce, delle magliette che costano un minimo di 200 euro (quanto altri pagano d’affitto nel Memi), è al piano -1, invisibile dalle grandi vetrine, usate però per fashion week e simili.

Memi e un suo vicino, visto da Rosa-Luxemburg-Str.
Memi e un suo più ricco vicino, recentemente restaurato e probabilmente servito da ispirazione per la creazione di Memi, visto da Rosa-Luxemburg-Str.

C’è chi lo definisce il palazzo più brutto al mondo (sarebbe più corretto dire il più brutto dei palazzi più brutti al mondo, che poi sarebbero i Plattenbauten, secondo alcuni).

Sicuramente non è bello. E sicuramente, a differenza di tantissimi altri Plattenbauten in città, questo non sono non è stato ristrutturato, ma praticamente non vi si fa manutenzione. In origine la facciata era scintillante, per frammenti lucidi di pietra che riflettevano il sole, oggi coperti dallo sporco.

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Nel piano di riqualificazione e sviluppo della zona attorno a Alexanderplatz, Memi deve essere abbattuto a favore di uno dei grattacieli pensati da Kollhoff. Difficile che possa essere più brutto ma sicuramente sarà infinitamente più caro e toglierà una fetta di autenticità e umanità della quale ci sarebbe bisogno.

Nel frattempo, grazie al servizio della Berliner Zeitung, quando passo di qui e alzo gli occhi sul Memi non penso più a quanto è brutto ma a tutte le vite che ospita.

 

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