La storia di Winfried Freudenberg

L’uomo sorridente ritratto in questa foto è Winfried Freudenberg.

Era nato il 29 agosto 1956, ed era originario di Lüttgenrode, un paesino ai piedi dello Harz, nel Sachsen-Anhalt, all’epoca territorio della DDR, vicino al confine con la Bassa Sassonia, nella RFT.

Mentre la guerra fredda si faceva sempre più minacciosa e Lüttgenrode, per la sua posizione di confine, diveniva accessibile solo con uno speciale permesso, Winfried Freudenberg si era laureato come ingegnere elettronico al politecnico di Ilmenau, dove aveva conosciuto Sabine, diplomata in chimica, che aveva sposato nel 1988.

Trovarsi bloccati in uno Stato che impedisce di viaggiare, cercare migliori opportunità di lavoro, condurre liberamente le proprie ricerche, interagire e collaborare con altri studiosi che vivono a Ovest, per Winfried e Sabine Freudenberg era insopportabile.

Da subito decisero che avrebbero cercato di passare a Ovest, come tanti altri cittadini della DDR, e come tantissime altre persone qualificate, che organizzavano fughe più o meno spettacolari, nascosti nel portabagagli di una macchina o, come accadde nel 1979, volando spettacolarmente su una mongolfiera.

Dal 1979 acquistare una mongolfiera nella DDR divenne quasi impossibile. Ma Freudenberg aveva sufficienti conoscenze in materia per aggirare il problema.

I due coniugi si trasferirono a Berlino Est, lui si procurò un lavoro presso la VEB Energiekombinat, una azienda addetta alla fornitura del gas cittadino.

Composero la tela con i pezzi di tessuto di polietilene, usato per le tende e le serre, che potevano comprare senza destare sospetto. Con uno speciale nastro adesivo assemblarono in casa, a Prenzlauer Berg, un aerostato alto 13 metri e largo 8. Gli ultimi giorni di febbraio ripiegarono con cura la tela e la chiusero con nastro da pacchi.

La notte del 7 marzo 1989 c’era un vento da nord est, adatto per il volo.

I due coniugi portarono l’aerostato con la loro Trabant nella stazione per la regolazione del gas a Pankow, della quale Freudenberg aveva le chiavi come impiegato della VEB, e verso mezzanotte iniziarono a riempirlo con il gas.

Nonostante i buio, un cameriere di 24 anni che stava tornando a casa, lo vide e avvisò la Volkspolizei.

Verso le 2 di notte una pattuglia arrivò nel piazzale. L’aerostato non era ancora sufficientemente riempito da poter trasportare due persone, così con pochi secondi a disposizione, i Freudenberg decisero che solo Winfried sarebbe partito. Tagliò in fretta gli ancoraggi e salì nel cielo gelido di Berlino.

Mentre Sabine veniva arrestata, l’avvio precipitoso portava su l’aerostato più velocemente e più in alto di quanto calcolato.

È difficile ricostruire come sia andato esattamente il viaggio. Probabilmente salì a 2000 metri, spinto dal vento oltrepassò il confine tra Pankow e Reinickendorf, passò sopra Tegel, dove è stata ritrovata parte della zavorra, poi scese verso Sud, dove un passante vide il pallone in alto sopra il Teufelsberg, a Grunewald.

La mattina dell’8 marzo 1989 verso le 7,50 su Potsdamer Chausee, nel quartiere di Zehlendorf a Sud Ovest di Berlino, la tela di un aerostato costruito artigianalmente finì incastrata su un albero. Sul legno c’erano delle borse con alcuni effetti personali. Poco distante qualcuno trovò il documento di un cittadino della DDR.

Di pomeriggio, un uomo, che di mattina aveva sentito uno strano tonfo, trovò nel proprio guardino il cadavere di un uomo, caduto da una grande altezza.

Winfried Freudenberg si trovò per 5 ore in alto, nel cielo ghiacciato di Berlino, rannicchiato su un pezzo di legno largo 40 centimetri e spesso 2. Forse era già incosciente e cadde travolto da una turbolenza, forse saltò, terrorizzato dall’idea di sconfinare di nuovo nel territorio della DDR, poco oltre Zehlendorf.

Pochi mesi dopo la sua morte, inaspettatamente il muro cadde.

Pochi mesi dopo, il suo volto sorridente sarebbe stato uno dei tanti ritratti mentre affollano uno dei punti di passaggio per l’Ovest. Da Est, finalmente libero di oltrepassare il muro, o da Ovest, pronto ad accogliere i suoi ex concittadini.

Winfried Freudenberg è stata l’ultima delle 136 vittime del muro.

Tantissime persone parteciparono alla sua sepoltura il 24 aprile del 1989 a Lüttgenrode.

La sua foto sorridente è sull’ultima casella del Memoriale a Bernauer Straße e sull’ultima pagina della sezione sulle vittime civili nel libro presso lo Elisabeth-Lüders-Haus.

Dal 26 novembre 2012 all’angolo tra Erdmann-Graeser-Weg e Goethestraße, vicino allo Schlachtensee, una targa informativa, che ha preso il posto di una croce di legno, ricorda la sua storia, con le parole dello storico Hans-Hermann Hertle.

Dalla prima volta che vidi la sua foto sorridente alla Gedenkstätte Berliner Mauer, decisi che avrei approfondito e raccontato anch’io la sua storia.

E voglio ricordarlo ancora oggi, che si festeggiano 25 anni dalla caduta del Muro, ricreato con i palloncini bianchi ideati da Christopher e Marc Bauder.

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6 pensieri su “La storia di Winfried Freudenberg

  1. Ognuna di queste 136 vittime ha una storia davvero particolare e assurda, come assurda era la storia del Muro, una storia che si tenderebbe a collegare solo a Paesi lontani dall’Europa.. (almeno nell’immaginario comune). Hai fatto bene a ricordarla, non la conoscevo, sapevo solo di viaggi meno avventurosi di questo, nel bagagliaio di una macchina o coi tunnel sotto il confine.
    ps. l’anno della sepoltura ha subito un rimescolamento interno
    pps. anche il tuo blog ha subito un rimescolamento o sono io che non visualizzo bene la pagina e vedo tutte le info spostate ai lati? (direi la seconda, ma mi illudo ancora un pochino che sia stata tu a cambiare blog)

    1. Grazie della segnalazione del refuso!
      In effetti ogni volta che ne approfondisco una, vorrei raccontare tutte le storie assurde legate al muro.
      Quanto al blog, invece, sì, ho cambiato il layout e ancora aggiusto un po’ i dettagli…

  2. Ritiro quello che ho detto: se parto dalla homepage hai effettivamente cambiato disposizione al blog, anche se prima la mia visualizzazione era comunque storta 😉

  3. Trovo anche io bellissima e sconvolgente la storia di questa fuga…a pochi mesi dalla caduta del muro. E’ proprio vero che la voglia di libertà quando arriva è più forte di ogni razionale pensiero e anche di qualsivoglia irrazionale istinto…

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