Lo Pfandjäger e il senso di vuoto a perdere

In Germania c’è la civilissima regola per cui acquistando bottiglie o lattine si paga un deposito (Pfand) che si riceve indietro restituendo il vuoto. Questo significa innanzitutto un fortissimo processo di riciclo.

Mentre in altri paesi, leggevo ultimamente, riportare indietro un vuoto per avere indietro i soldi viene visto quasi come un’onta – c’è chi dice che è per il deposito troppo basso ma suppongo che sia piuttosto una bella stortura da “consumare e buttare è buon segno di ricchezza e prosperità”, una delle peggiori idee diffuse dal capitalismo e molto ben radicata anche in Italia, che lo Pfand l’ha abolito da anni – in Germania è uso comune e non mi sembra che ci siano pregiudizi, neanche verso chi va in giro in cerca di bottiglie abbandonate per “guadagnare” qualche spicciolo.

pfandjaegerUfficialmente queste persone vengono chiamate “Pfandsammler” (raccoglitori di Pfand) ma data la loro sistematicità nella ricerca un amico aveva coniato il felice termine “Pfandjäger”, “cacciatore di Pfand”.

Ho spesso la sensazione che questa sistematicità assuma la veste di un vero e proprio lavoro. Questa sensazione viene confermata da uno studio di un sociologo di Friburgo, Sebastian J. Moser, autore di “Pfandsammler. Erkundungen einer urbanen Sozialfigur” (Raccoglitori di Pfand, analisi di una figura sociale urbana, Hamburger Edition 2014).

Secondo l’analisi di Moser, ad ascoltare i racconti degli Pfandsammler, è chiaro che il gioco non sono solo i pochi soldi che si ricava dalla raccolta (in media circa 100-150 euro al mese), per arrotondare pensioni basse, stipendi da minijob (pagati massimo 450 euro al mese) o sussidi ma anche, se non soprattutto, la possibilità di colmare un vuoto, di avere il tempo sistematicamente occupato da un lavoro, di entrare in contatto con le persone e sentirsi parte della società (non a caso chi raccoglie bottiglie non chiede l’elemosina).

Per questo, sottolinea il risultato della ricerca, è importante che queste persone non siano malviste, insultate o prese in giro, come risulta dagli immancabili video su youtube di qualche decerebrato – anche se per la verità non ho mai visto scene negative a Berlino, dove solitamente le persone interagiscono con gentilezza con gli Pfandsammler (salvo qualche raro caso di eccessiva insistenza).

Il paradosso di tutta questa faccenda è che, insomma, lo Pfandjäger non è fuori dalla bella società che dovrebbe mostrare prosperità sperperando ma ne è lo specchio fedele, in cerca di una struttura giornaliera scandita dal lavoro – perché il rispetto sociale in Occidente lo si ha lavorando, guadagnando (e probabilmente in nessun altro modo).

E siccome si sa che ogni lavoro ormai ha il supporto del web, anche per il ritiro dello Pfand potete consultare un sito creato a Berlino: chi raccoglie può dar loro il proprio numero di telefono per aumentare il giro d’affari, chi non ha voglia o tempo di riportare il proprio Pfand indietro può contattare qualcuno nei dintorni che lo faccia al posto suo.

Pfandgeben

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4 pensieri su “Lo Pfandjäger e il senso di vuoto a perdere

  1. Proprio di questi giorni è la legge ch evieta a Cagliari il consumo di qualsiasi bevanda per strada dopo le 23. Causa di questo provvedimento fascista l’inciviltà delle tant epersone che bivaccano nelle strade del centro storico e lasciano bottiglie e cartacce in giro. Perchè si deve arrivare a questi estremi? I commercianti ovviamente si vedono decurtare praticamente più della metà del guadagno visto che d’estat ela gente tende a uscire la notte ocn il fresco e non certo alle tre del pomeriggio. A parer mio si sarebbe douto affidare ai vigili il compito di sorvegliare le piazze del centro e in caso di mancata raccolta rifiuti propinare salatissime multe agli incivili che scambiano le strade per pattumiere. Invece ad essere multati sono i commercianti se disobbediscono all’ordine di non vendere…lo trovo assurdo. Ancora più civile sarebbe appunto fare come in Germania, il deposito ad ogni acquisto che viene restituito con il vuoto. Ma in Italia non ce la possiamo proprio fare…

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