Paperino a Berlino

Quale personaggio dei fumetti vedreste bene a Berlino?

Ho l’impressione che Paperino non starebbe male in città.

(In effetti esiste un fumetto dedicato a Berlino, una sorta di caccia al tesoro nella città, nella quale Paperino e compagni passano per Brandenburger Tor e Unter den Linden, vanno con la S-Bahn da Hauptbahnhof a Spandau, mangiano la Currywurst e incontrano anche un papero-Wowereit).

Questo ho pensato vedendo sui giornali la notizia degli 80 anni di Paperino.

E che quindi erano passati già 10 anni da quando pubblicai sul “Corriere del Ticino” un articolo sui suoi 70 anni. Lo sono andata a rileggere e lo ripropongo oggi qui.

Viel Spaß.

“Lo sapeva bene Dorian Gray che i personaggi di fantasia, quelli che vivono nelle opere d’arte, non invecchiano. E da sempre gli uomini ricercano questo tipo di immortalità e di eterna giovinezza, nei ritratti, nei romanzi autobiografici, nelle opere, o magari si limitano ad identificarsi con i grandi personaggi letterari per uscire solo un po’ dal qui e ora.

Ma anche se non invecchia ogni personaggio di fantasia ha una data di nascita, corrispondente al giorno in cui è uscito dalla mente del suo creatore, come Minerva dalla testa di Giove, già armato di una vita propria, già fisso in una età spesso indefinita e eterna. E a partire da quel giorno di nascita si contano gli anni che passano, così l’8 giugno è bene tenere pronte le candeline per uno dei personaggi più amati dei fumetti: Paperino compie settant’anni.

Se a Paperopoli, secondo la leggenda, Paperino nacque – non poteva essere altrimenti! – un venerdì tredici, in una notte di tempesta, nel mondo reale era il 9 giugno 1934 quando Disney lo fece comparire sulla scena di «The Wise Little Hen», al Roxy Teather di New York. Donald Fauntleroy Duck (che in Italia sarà Paolino Paperino) in questo primo ruolo indossava i panni di uno scansafatiche, il perfetto spirito della cicala contro la formica (in questo caso una previdente e saggia gallina), distratto a canticchiare l’inno della Marina e intento a sfuggire il duro lavoro nei campi. Ma se Walt Disney ebbe la folgorante idea di questo nuovo personaggio, quasi un anti-Topolino, il vero padre di Paperino fu Carl Barks, il celebre cartoonist che ne curò la personalità attraverso mille vicende, dal 1938 anche con strisce quotidiane.

Topolino, Pluto e Pippo erano già sulla scena quando apparve il papero dalla voce gracchiante al limite della comprensibilità, creata da un ex speaker radiofonico, tale Clarence Nash, che per caso si trovò negli studi disneyani. Negli anni, soprattutto per opera di uno dei disegnatori storici negli States, Al Taliaferro, l’iconografia del papero è divenuta via via più aggraziata, rispetto alla prima immagine con occhi piccoli, collo e becco lunghi, a tutto vantaggio dell’espressività. Il timbro vocale invece ha mantenuto sempre la stessa marca che mescola incredibilmente riso e rabbia, indolenza e aggressività.

Nel 1937, contemporaneamente alla creazione dei tre nipotini Huey, Dewey e Louie (in italiano Qui Quo e Qua), avvenne il boom di Paperino in Italia. Grazie all’allora direttore artistico di «Topolino», Federico Pedrocchi, il papero arrivò nel Bel Paese, e saltando la gavetta da spalla comica di Topolino, che dovette affrontare Donald Duck, a Paolino Paperino fu subito riservata una serie da protagonista. Una carriera di gran successo quella in Italia, affidata ad alcune tra le migliori penne, come Luciano Bottaro e Romano Scarpa, e sempre apprezzatissima per le storie.

Ma Donlad Fauntleroy Duck, nelle rispettive traduzioni dall’arabo al cinese, ormai è nel cuore dei lettori di fumetti di tutti il mondo, ovunque apprezzato da piccoli e grandi.

Il prototipo dello sfortunato, un coacervo di difetti umanissimi, testardo, iroso, pigro, fifone, spiantato, sempre in divisa da marinaio senza mai essere in marina (anche se nella prima storia Paperino viveva in una barca malconcia ormeggiata in uno stagno), perennemente sballottato tra le più disparate professioni saltuarie, proprietario di una non proprio sfavillante macchinina (l’indimenticabile utilitaria targata 313). Ma anche eterno innamorato di Paperina, nipote vessato del tirchio miliardario, anzi fantastiliardario, Paperone, e zio affettuoso e premuroso dei saputelli Qui Quo e Qua, che alla disordinata e maldestra inventiva di Paperino oppongono la scrupolosa e organizzatissima consultazione del «Manuale delle Giovani Marmotte».

Con queste caratteristiche non era difficile che Paperino diventasse subito uno specchio per i lettori, tanto da creare partigianerie tra i sostenitori del sempre più impeccabile e saggio Topolino, e quelli, numerosissimi, che presto gli preferirono lo ‘sfigato’ Paperino, non solo perseguitato dalla sfortuna, ma anche circondato, per ironia della sorte, da personaggi fortunati e prosperi, come il già citato Paperone, lo spocchioso e fortunatissimo cugino Gastone, o il geniale Archimede.

Tutto ciò che ruota intorno a Paperino, non fa che evidenziarne per contrasto i limiti e i difetti, eppure tanto più aumenta l’empatia del lettore. Anche perché pur cadendo continuamente, un po’ per malasorte e un po’ per la propria negligenza, Paperino riparte sempre, sia pure per ripetere gli stessi errori, senza bisogno di grandi successi e particolari talenti per affrontare ogni tipo di avventura. Lui spiantato e lontano anni luce dall’etica utilitarista, non ha paura di affrontare Paperone, si concede l’ira contro chiunque e qualsiasi cosa, non manca di iniziative per sbarcare il lunario con la minima fatica possibile e rinunciando a troppe pretese, è ante litteram (e nei limiti dell’epoca e del ruolo in cui è nato) un personaggio non politicamente corretto, imperfetto, e proprio per questo stilisticamente riuscitissimo.

Il segreto del successo di Paperino è forse proprio qui, nel suo essere goffo eppure mai ridicolo, iellato eppure sempre dignitoso, e potremmo continuare per antifrasi e apparenti contraddizioni, le stesse che possono descrivere anche la maggior parte dei suo lettori in ogni tempo.

Così facciamo tantissimi auguri a Donald Duck – Paperino, e non c’è bisogno di citare nessun episodio: ognuno per l’occasione si faccia tornare alla mente le storielle che più l’hanno colpito e accompagnato negli anni. Perché gli uomini, dicevamo, sognano l’immortalità e l’eterna giovinezza, ma intanto si trovano ad affrontare la vita di tutti i giorni in maniera spesso non troppo dissimile dal papero inventato da Disney e Barks, combattendo le frustrazioni grandi e piccole a colpi di autoironia”.

p.s. no, in tedesco i nipoti non sono Qvi. Qvo e Qva ma Tick, Trick, Track.

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3 pensieri su “Paperino a Berlino

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