Salabrone e l’intrico delle radici

Di ritorno dall’Iran, torno a passeggiare un po’ nel luogo d’origine, in Maremma, e mi imbatto in una meravigliosa cascata, tra antichi insediamenti etruschi, selve misteriose e incontri ravvicinati con una natura ancora splendidamente selvatica (cinghiali sul ciglio della strada, serpenti intrecciati un una cieca danza di accoppiamento).

cascata SalabroneSi tratta della cascata del Salabrone, usata un tempo per produrre energia (da un mulino del 500 fino agli anni cinquanta del Novecento). Strano nome, però, che non ha niente di etrusco né di italiano. E infatti è germanico: “Sal” nell’antico tedesco era anche “casa” (trattandosi, per i Germani, di un unico spazio) e “brunne” che era la radice per “fluire” (dalla quale la fontana “Brunnen” e il bruciare “brennen”) – dell’epoca dell’invasione longobarda di queste zone.

Fiora Harmine

A poca distanza mi aspetta un’altra meraviglia: l’Eremo di Poggio Conte, in zona Chiusa dell’Armine (Harmine è il nome etrusco per il fiume Fiora, che attraversa questa zona tra gole e rocce vulcaniche, per finire poi nel mare a Montalto di Castro). Nell’Alto medioevo alcuni monaci, sull’esempio di S. Antonio Abate e probabilmente legati all’Abbazia di San Colombano, si ritirarono in solitudine lungo le sponde del fiume. Occuparono le grotte naturali in alto sulla rupe e le scolpirono a ricavarne abitazioni e chiese.

Romitorio

Nel Romitorio di Poggio Conte si osservano ancora bene i dipinti (quelli più importanti, degli apostoli, sono stati rubati – i segni del distacco si vedono ancora sulla pietra – poi parzialmente recuperati e ora esposti nel bel museo civico di Ischia di Castro).

voltaDecorazioni con motivi geometrici, floreali e inequivocabili simboli fallici. Di ispirazione gotico-cistencense, viene datato al XIII secolo.

decoraz1

Volte arricchite da bassorilievi e colori che hanno resistito i secoli.

decoraz2Di fianco una piccola cascata di acqua pura, con i segni di una scala rudimentale scavata nella roccia.

Poggio ConteDi fronte un panorama che non è diverso da quello di secoli fa, ancora intatto. Un albero sul dirupo mostra le profonde radici scoperte.

Radici

Uomini in fuga dal loro tempo, longobardi discesi dal nord, etruschi che commerciano con l’oriente. E il presente come risultato non sembra per niente strano nell’intrico delle radici.

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2 pensieri su “Salabrone e l’intrico delle radici

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