Note a margine de “La Merda”

Solitamente parlo di uno spettacolo teatrale dopo averlo visto. Se stavolta ho voluto segnalarlo in anticipo è perché sapevo che sarei andata l’ultimo giorno, troppo tardi per segnalarlo.

Così ora devo tornare sullo spettacolo di Cristian Ceresoli.

Nell’accogliente piccolo foyer del teatro si affolla un pubblico internazionale. Molti gli italiani. Molti gli artistoidi che parlano a voce alta con l’aria di chi vuol farsi ascoltare. Poco dopo, dentro la sala, ho l’impressione che la furia di parole spazzi via anche loro.

Il mio sospetto si conferma: non credo che questo spettacolo parli (solo) dell’Italia. (Come si può parlare dell’Italia facendo appena accenno alla madre che nutre? Anche se è ben presente l’educazione al successo passata da un padre assente e invadente – o forse quasi respirata nell’aria).

Prospettive distorte di cosa sia rispettare gli altri e affermare se stessi. Si insegna il successo finché non appare che la felicità debba coincidere con il successo, il riconoscimento da parte degli altri, della massa. E invece la felicità è essere se stessi, espellere da sé l’eccesso ingurgitato (ma non è così che finisce lo spettacolo, piuttosto nel contrario, nella completa assuefazione e assimilazione del disgusto).

Silvia Gallerano, bravissima, regge l’intero spettacolo semplicemente nuda, seduta su uno sgabello e colpita da un fascio di luce – eppure intorno a lei sembrano apparire tutti i personaggi e le situazioni delle quali parla, mentre gli occhi degli spettatori restano incollati al suo viso. Una nudità necessaria e per niente esibita.

Saluta gli applausi del pubblico avvolta nel tricolore, mentre continuo a pensare che non è (solo) dell’Italia che si è parlato.

La soluzione all’enigma mi viene dal giornale del Gorki Theater che in esergo a un’intervista alla curatrice dello Studio Я (lettera dell’alfabeto russo che significa “io”) del Teatro riporta un detto russo: “Heimat ist nicht der Ort, an dem du geboren bist, sondern die Zeit, in der du lebst” (“La patria non è il luogo in cui sei nato ma il tempo nel quale vivi”).

Ecco di quale patria si è parlato.

Gorki-Studio

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2 pensieri su “Note a margine de “La Merda”

  1. Complimenti! Sei bravissima a scrivere sappi che se decidessi di venire a bergamo un posto c e per te. Sono stata fortunata a conoscere una persona del tuo spessore umano ed intellettuale. Un abbraccio forte Pinuccia
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