Fernweh occidentale-orientale

O cuore, fa’ conto d’avere tutte le cose del mondo

Fa’ conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde,

E tu su quell’erba verde fa’ conto d’esser rugiada

Gocciata colà nella notte, e al sorger dell’alba svanita.

(Omar Khayyam, Quartine, trad. it. di Alessandro Bausani per Einaudi)

Lascio momentaneamente la Prussia per l’Iran, col cuore pieno di gioia e la mente confortata dalle sagge parole del poeta. Un giorno sarò la polvere con la quale impasteranno una brocca per il vino ma intanto la vita è dolce nel suo esser rugiada.

20140428_114042Mi sono preparata leggendo la guida pubblicata da Polaris (una serie da tener presente), riprendendo un vecchio libro di Khatami che lessi anni fa piena di speranze per l’alternativa iraniana, e ovviamente Khayyam, con un po’ di Divan goethiano a far da ponte con l’occidente.

Il blog andrà avanti con suggerimenti per la primavera berlinese. Se però volete sapere cosa può significare un viaggio in Iran vi consiglio di fare un giro qui.

Laßt mich nur auf meinem Sattel gelten!

Bleib in euren Hütten, eure Zelten!

Und ich reite froh in alle Ferne,

Über meine Mütze nur die Sterne.

(Goethe, West-östlichen Divan)

 

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5 pensieri su “Fernweh occidentale-orientale

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