Pidgin, Denglisch e itagnolo

“Ti sei anmeldato?” – “sì, sono anmeldato già da tre mesi”. (Per quanti di voi questa frase è chiarissima?).

La linguistica e la filosofia del linguaggio rientrano sicuramente tra le materie che più ho amato durante i miei studi. Non so perché ma uno dei concetti che più mi colpì fu quello del pidgin.

Detta in breve e grossolanamente: si tratta di una lingua che si crea quando persone di lingue diverse devono comunicare o quando una seconda lingua si impone tra parlanti. Il fenomeno tipico è quello della colonizzazione, con la sovrapposizione di inglese e lingue indigene, che ha portato anche alla creazione del creolo, quando la nuova lingua mescolata ha smesso di essere estemporanea, per così dire, ed è stata trasmessa alle nuove generazioni.

Un po’ per celia e un po’ per non morire, anche la comunità italiana a Berlino ha creato una sorta di pidgin, come esemplifica la frase sopra. La Anmeldung è l’iscrizione presso la circoscrizione in cui si abita, obbligatoria per chi soggiorna in Germania. Il verbo corrispondente ha come participio passato “angemeldet” ma tra italiani viene generalmente italianizzato in “anmeldato”. Stesso discorso per le candidature (“mi sono bewerbato per quel concorso”). Quasi inevitabilmente la parole più usate e officiali finiscono per non essere più tradotte ma assimilate e flesse in italiano.

Poi c’è la celia, per esempio con l’uso scherzoso di “mi froio” (“mi fa piacere” – che sarebbe “ich freue mich darauf”o “es freut mich”).

Non sarebbero certo i tedeschi a poter contestare: anche quassù – ahimé come in Italia – la colonizzazione dell’inglese ha un peso forte e espressioni inglesi vengono flesse in tedesco (un esempio: il verbo “googlen” per “cercare su google”  – o, appunto, “googlare” – con il participio “gegooglet”, dal 2004 sul vocabolario). Ma mi sono sentita dire anche “era veramente too much”.

La mania di infarcire le frasi di anglismi viene indicata (e sfottuta) come Denglisch (Deutsch+English). Come dire: il tedesco viene sormontato da una cupola inglese, come il palazzo del Reichstag – con la grossa differenza che la cupola di Sir. Norman Forster è bellissima e nobilita il palazzo.

L’associazione per la lingua tedesca (Verein Deutsche Sprache e.V.) dal 1997 assegna anche un premio negativo a chi ha più maltrattato sofisticato e corrotto la lingua di Goethe (lo Sprachpanscher des Jahres, originariamente detto Sprachschuster des Jahres – che io tradurrei volentieri con il “cialtrone linguistico dell’anno”, esportandolo in Italia).

La prima a vincere il premio fu la stilista Jil Sander, grazie a un discorso che più o meno suona così:

“La mia vita è una giving-story. Ho capito che bisogna essere contemporary, che bisogna avere un pensiero del future. La mia idea era di collegare la storia hand-tailored con le nuove tecnologie. E per il successo è stato determinante il mio coordinated concept, l’idea che si possono collegare tra loro tante parti di una collection. Ma l’audience ha supported tutto dall’inizio. L’uomo moderno, consapevole dei problemi, può  appreciare con spirit queste cose, queste qualità refined. Tuttavia la nostra voice è rivolta anche a gruppi precisi. Chi vuole qualcosa di ladyco, non lo searchia da Jil Sander. Bisogna avere un senso dell’effortless, del magic del mio stile”.

(Lo so che fa ridere ma non tanto più dell’itanglese tanto in voga in Italia: non perdetevi, a tal proposito, la serie di post che Silvia Pareschi sta dedicando all’argomento).

"Caffè to go / anche a portar via!"
“Caffè to go / anche a portar via!”

Un caso a parte, poi, è il dialogo tra italiani e spagnoli all’estero: di fronte al tedesco, italiano e spagnolo appaiono ancora più simili, così si parla in “itagnolo” mescolando un po’ le due lingue in un ulteriore pidgin.

Come meravigliarsi, poi, se molti credono che l’elegante piazza del Forum Friedricianum non sia intitolata al politico August Bebel, padre della socialdemocrazia tedesca, ma si chiami “Babelplatz”?

 

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11 pensieri su “Pidgin, Denglisch e itagnolo

  1. Articolo interessante, ben scritto e come sempre divertente! A seconda di come si voglia guardare al fenomeno la cosa può suonare ilare o agghiacciante…sta di fatto che è una realtà! Mi agghiaccia però moooolto di più, direi infinitamente di più, sentire giornalisti italiani che dicono “Itaglia” et similia. Andrebbero perseguiti 🙂

  2. Spesso tanta gente, soprattutto a lavoro, finisce con l’usare inglesismi solo xche credono di rendersi piu credibili e competenti….dimeticando invece quanto la lingua italiana sia bella…

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