Libri liberi

Mi ha colpito oggi un articolo su La Stampa: “Un libro? No, nemmeno in regalo”. Parla del fallimento del bookcrossing in Italia. Il bookcrossing era l’argomento del primo articolo che pubblicai come giornalista freelance (uscì nel 2002 in versioni differenti  su Il Tempo e Il Corriere del Ticino). Ancora ho chiara in mente l’emozione di vedere quella pagina stampata col suo odore di benzina e su il mio nome (doppia soddisfazione: persino la foto che accompagnava l’articolo su Il Tempo l’avevo scattata io).

Il celebre albero per lo scambio dei libri, vicino Kollwitzplatz
Il celebre albero per lo scambio dei libri, vicino Kollwitzplatz

Più di dieci anni dopo, pare che il fenomeno sia stato un fallimento in Italia, a differenza di USA, Germania e UK.

Il bookcrossing ufficiale lo trovavo frivolo e inutile all’epoca e non ho cambiato idea – anche se ho cambiato nazione, sono riuscita a lasciare quasi tutti i miei libri in Italia, possiedo un lettore di ebook e ho cambiato molte  idiosincrasie sui libri (sola la passione per la lettura non è cambiata).

Però ora la differenza tra Italia e Germania posso vederla dal vivo. Innanzitutto quella differenza che emerge in tutte le statistiche: quassù si legge di più e si vendono più libri. E, aggiungo, si trovano un sacco di libri abbandonati, che io per prima mi fermo a valutare e spesso a raccogliere.

La prima cosa che ho pensato quando mi sono imbattuta in una scatola di libri abbandonati a Berlino è stata proprio: ma con il gran mercato di usato e pure i libri abbandonati (per non parlare di biblioteche a ogni angolo, molto frequentate), come mai le vendite qui restano più alte? Non c’è altra risposta se non: perché qui si legge di più.

KolleBaumSicuramente la crisi ha svuotato anche le librerie in Italia. E non dico che non ci siano migliaia di forti appassionatissimi lettori. Il problema è quello della generalità. Di tantissimi non lettori. Io voglio credere che nessuno possa pensarla veramente come il titolo de La Stampa.

Forse c’è una differenza culturale per cui sotto sotto in Italia molti pensano che chi legge è uno sfigato quattrocchi? Che la cultura non serve? Che leggere è una perdita di tempo? Che è pesante o noioso? Forse manca il silenzio e il tempo, che va sprecato nei malfunzionamenti, nelle ore in macchina nel traffico?

Credo di non voler trovare la risposta.

 

(Qui sotto ripropongo l’articolo del 2002, nella sua veste originaria)

LA MODA DEI LIBRI ABBANDONATI

A cominciare da Paolo e Francesca c’è che si è perso per un libro, nella realtà dell’inquisizione e nella finzione de “Il nome della rosa” c’è chi per un libro ha ucciso, eterna è la divisione tra chi è geloso dei propri libri e chi risparmia denaro e spazio affidandosi alle biblioteche; tutti, poi, ricordano l’elenco calviniano con “i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere,

i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli,

i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento,

i Libri Che Vuoi Avere Per Avere Per Tenerli A Portata Di Mano In Ogni Evenienza,

i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest’estate,

i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale,

i Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile,

… i Libri Letti Tanto Tempo Fa Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e i Libri Che Hai Sempre Fatto Finta Di Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero”.

E non avremmo mai creduto di dover aggiungere a queste categorie “i Libri Che Hai Così Amato Da Abbandonarli”. Eppure è proprio questa l’ultima moda arrivata in Italia dagli Stati Uniti: il BookCrossing.

Al motto di “… libera i tuoi libri!” (“…Free your books!”) Ron Hornbaker e sua moglie Kaori nel marzo del 2001 hanno lanciato una nuova iniziativa: lasciare i propri libri preferiti nei più svariati posti della città, al fine di permettere ad altri di conoscerli. Attualmente sono oltre trentamila i soci iscritti all’associazione – totalmente gratuita – che è nata su Internet da questa idea, e il fenomeno è finito sotto i riflettori di televisioni, radio e giornali statunitensi.

L’impresa deve avere un suo riscontro, e da qui nasce la regola delle “3 R”, ovvero “read, register, release”, ovvero leggere, registrare, abbandonare.

Innanzitutto il libro non deve sembrare semplicemente dimenticato da un lettore distratto e magari disamorato: a tal fine nel libro va inserita una targhetta con il logo dell’associazione – un libro che se la dà a gambe, o meglio un libro che corre felice, libero dalla polvere di un ripiano di libreria –  e un particolare numero di serie (il “BCID”, ovvero il Book Crossing ID, sostituto dell’ufficiale ISBN). Tutto il necessario si può scaricare da Internet  dove libro e primo proprietario sono registrati. Attraverso questa cifra riportata sul foglietto interno i ritrovatori-lettori possono comunicare con l’ “abbandonatore” comunicandogli il loro giudizio, le loro emozioni, la loro idea riguardo questa iniziativa.

Neanche a dirlo, i commenti che si leggono sono tutti entusiasti dell’impresa.

L’artefice dell’abbandono può inserire sul simbolico segnalibro con il libro sgambettante anche un piccolo commento del tipo “ho adorato questo libro per determinati motivi e ora lo lascio perché anche tu possa leggerlo. Dopo averlo fatto, non interrompere la catena, abbandona il libro a tua volta, e contattami in rete”.

Sul sito si può anche confessare il luogo del rilascio, cercando di invogliare gli utenti a raggiungere in fretta il libro per leggerlo ed entrare nel giro. Così l’aspirante lettore si diletta anche della caccia al tesoro.

Pian piano la moda, sebbene in cifre più modeste rispetto agli States, è arrivata anche in Italia. Così al bar, in metropolitana, nelle stazioni, potreste imbattervi in un libro abbandonato col suo corredo di ninnolo di riconoscimento. Attraverso una procedura semplice con pochi passi si può diventare membri e iniziare a dare libertà ai libri, il tutto nel pieno rispetto della privacy. In rete è anche possibile acquistare gadget di vario tipo – dalla tazza da colazione al cappellino – con il logo ufficiale.

Certamente chi ama i libri è capace di riversarvi manie di ogni sorta: un libro nuovo ha il fascino della carta profumata e delle pagine ancora un po’ unite – anche ora che raramente ci si deve dotare del tagliacarte per andare avanti; il libro antico traspira sapienza e sembra passare imperturbabile i secoli superando la fralezza della vita dei lettori mortali, e aiutandoli a superare la paura di quella stessa fragilità; i libri usati, con i segni di chi li ha già vissuti con amore o distrazione, trasmettono la dolcezza della condivisione.

Non sappiamo ancora dire quale emozione si possa provare ad imbattersi in un libro ufficialmente abbandonato. Il sospetto è che sia l’emozione di entrare in un circolo in cui il libro è solo un mezzo, un protagonista vittima di registi furbetti e ammiccanti.

Una cosa ci lascia perplessi: è veramente l’amore per la letteratura che guida l’impresa o non è l’ennesima riproposizione di catena di S. Antonio, dopo la versione su banconota, cartolina, e-mail, sms e quant’altro mai? Forse il nostro sguardo è viziato poiché facciamo parte della categoria dei “Lettori Che Non Prestano I Propri Libri, Siglati Catalogati E Riposti Con Logica Ferrea Sulla Libreria Che Non È Mai Abbastanza Fornita”, e che indugiano nella gelosia piuttosto che seguire l’adagio “se ami qualcuno, lascialo libero” anche con la carta stampata. La regola della “copia aperta” difficilmente ci vedrà partecipi, a malapena sapremmo abbandonare i libri che non ci sono piaciuti, magari per dar loro una seconda possibilità, un padrone che possa apprezzarli, senza pretendere di essere cercati e convertiti, e senza costringere il padre putativo a rinunciare a sua volta al possesso.

Vedremo se e quanto il tempo e il pubblico ci darà torto, se l’usanza diventerà una forma di cultura parallela o solo una moda passeggera, buona soprattutto per fare salotto, e incapace di intaccare i soliti rituali che circondano la lettura. Rituali che neanche la telematica finora è riuscita a sopire, con la vittoria indiscussa della carta sull’e-book. Forse proprio perché la disputa su questo argomento non vale più neanche come argomento degno di conversazioni sotto l’ombrellone o in metropolitana, si è cercato un nuovo modo di parlare di libri eludendo trame giudizi e letture.

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8 pensieri su “Libri liberi

  1. nel mio quartiere da qualche anno le persone , senza minimamente mettersi d’accordo, hanno individuato una zona cassonetti dove sistemano all’esterno le cose che non vogliono o possono più tenere ma ancora in buono stato. C’è cosi uno scambio continuo di mobili, borse e anche di libri e riviste. Il tutto è avvenuto in modo estremamente spontaneo. Lo stesso dicasi per un’area brulla del quartiere altrimenti verdissimo che una signora ha deciso di coltivare arrivando nel tempo a trasfomarlo in un grande giardino con anch eprodotti dell’orto. Un bell’esempio di civiltà a cui con grande gioia ci siamo adeguati

      1. purtroppo l’Italia non è mai stata nè temo sarà così civile, ma sicurament eepisodi come questo meritano di essere raccontanti perchè segno di vera speranza

  2. Io una volta ho ricevuto in regalo un libro che era stato trovato in un albergo a Roma. La frase dentro il libro diceva qualcosa come “un libro inutile, spero che qualcun altro sappia apprezzarlo”. Data e luogo. A me è piaciuto 😉

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