La Berlino di Einstein

Le scoperte scientifiche devono valere ovunque, a prescindere dal luogo e dal tempo in cui accadono, possono accadere in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo – eppure c’è sempre, di fatto, un luogo e un tempo specifico nel quale accadono. Questo è il punto di partenza del libro “Einsteins Berlin” (La Berlino di Einstein), di Dieter Hoffmann, che ripercorre tutte le tappe del soggiorno berlinese di Einstein.

Einstein visse a Berlino per una ventina d’anni, dal 1914 al 1932, ovvero nel massimo punto di riconoscimento scientifico e sociale dello scienziato, quando il mito di Einstein si andava fondando in tutto il mondo.

Il libro è diviso in quattro parti: la prima è dedicata alle case berlinesi di Einstein (Ehrenbergstraße, Wittelsbacher Straße, Haberlandstraße e la casa estiva a Caputh); la seconda ai luoghi legati al lavoro (dall’Accademia prussiana delle scienze, la Humboldt Universität e l’Istituto di Fisica, fino allo Einsteinturm di Potsdam, realizzato da Erich Mendelsohn); la terza ai luoghi connessi alla vicenda politica (dalla Lega tedesca per i diritti dell’uomo fino alla Sinagoga di Oranienburger Straße); la quarta, infine, al circolo di amici e conoscenti di Einstein (dagli amici Max von Laue, Max Planck, Emanuel Lasker, Moritz Katzenstein e Janos Plesch, fino alle donne legate allo scienziato, in particolare Toni Mendel, e alla sua famiglia).

La Neue Synagoge, dove Einstein dove tenne un concerto di beneficenza il 29 gennaio del 1930
La Neue Synagoge, dove Einstein dove tenne un concerto di beneficenza il 29 gennaio del 1930

Nel 1920 Einstein affermava che Berlino era un luogo con il quale si immedesimava umanamente e scientificamente, pertanto avrebbe accettato un invito a trasferirsi all’estero solo se le fosse stato costretto da circostanze esteriori.

Le “circostanze esteriori” giunsero nel 1933 con l’ascesa al potere di Hitler. Quando Einstein il 6 dicembre del 1932 partì con la moglie per un soggiorno di ricerca negli Stati Uniti, partì definitivamente da Berlino. Al suo ritorno avrebbe trovato Hitler e tutte le conseguenze della cieca e devastante visione politica nazista. Un ritorno, dunque, non ci fu. Grazie all’intervento dell’ambasciata francese, buona parte di ciò che si trovava nella casa berlinese degli Einstein, compresi i preziosi materiali di lavoro e la biblioteca, partirono per Princeton, nella nuova patria dello scienziato.

Di lì a qualche anno, le bombe di una guerra voluta da Hitler avrebbero cambiato per sempre il volto della città.

Il libro di Dieter Hoffmann non è interessante solo perché l’autore è uno dei maggiori esperti su Einstein e ha scritto un libro documentato e di piacevole lettura. Una delle cose che più mi colpisce è che si tratta allo stesso tempo di una guida turistica alternativa per Berlino, nel senso di un racconto nella città e della città che non si limita ad essere la solita enumerazione di notizie più o meno superficiali e consigli di ristoranti. Forse non si incontreranno turisti in metropolitana con questo libro in mano ma chi lo legge ha l’opportunità di compiere un viaggio interessantissimo in città, e non potrà non guardare con altri occhi l’attuale tessuto urbano.

NOTA: io mi sono servita dell’ottima edizione originale pubblicata nel 2006 da Wiley-VCH ma per chi non avesse modo di leggere il tedesco è uscita recentemente un’edizione inglese.

(Inutile dire che tradurrei volentieri il testo se qualche editore italiano fosse interessato).

 

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