Le nuove colonie

Anche la Germania, come gli altri paesi europei, ha un grigio passato colonialista. Non è di queste colonie che parlerò oggi ma delle belle “colonie” verdi dentro la città e ai suoi margini, ovvero di quei giardini detti anche Kleingärten o Schrebergärten (dal nome del medico e pedagogo tedesco Moritz Schreber), ai quali ho accennato già in passato.

Un Kleingarten senza troppe pretese in una bella giornata di ottobre
Un Kleingarten senza troppe pretese in una bella giornata di ottobre

La passione dei tedeschi per il verde e i giardini probabilmente non ha pari in Europa. Soprattutto se si pensa che il clima non è proprio dei più favorevoli (non era l’Italia un tempo il “Giardino d’Europa” – certo, prima che si scegliesse di coprirla con una colata di cemento e si bollasse l’idea di “orto” come cosa da poveri).

Ma anche le statistiche lo dicono: c’è un “Office International du Coin de Terre et des Jardins Familiaux“ e la Germania è al primo posto con 970.000 giardini (l’Italia non ne fa parte, come tutti i paesi del sud Europa).

Così per ottenere in concessione uno spazio verde da coltivare bisogna talvolta aspettare fino a 4 anni.

Un giardino della colonia spontanea a Tempelhof
Un giardino della colonia spontanea a Tempelhof

Oltre al celebre Prinzessinnengarten giardini utopici sorgono anche altri giardini “abusivi” come quelli dentro Tempelhof, costantemente minacciati dal progetto di trasformazione dell’area in zona residenziale.

E alcune colonie lottano per continuare a esistere.

Ma intanto cos’è una colonia e come funziona? Si tratta in genere di zone verdi nelle quali non si può costruire, ad esempio a ridosso di ferrovie, aeroporti e così via. Se ne fanno dei piccoli lotti che possono essere affittati per un tot di anni. Il prezzo d’affitto è più basso se una parte del giardino è coltivata come orto e non solo a fiori.

Ci sono dei controlli per verificare che il pezzo di terra sia effettivamente curato, bisogna garantire di avere la possibilità economica e il tempo di seguire il giardino. In genere vi si trova quello che definirei un piccolo “casale” nel quale è possibile pernottare solo nel fine settimana o nei periodi di festa ma non si può vivere stabilmente (ci sono alcune eccezioni quando si tratta di costruzioni che risalgono al dopoguerra ma lentamente si tolgono le concessioni e per tutti vale la stessa regola).

Una via interna a una Colonia
Una via interna a una Colonia

Il risultato? Zone verdi incredibilmente curate, perfette anche per chi si limita ad andarci in bici o a passeggio, laddove potrebbe esserci solo una zona abbandonata a se stessa o da curare con costi pubblici elevati. E cittadini felicemente dediti al giardinaggio, anche quando abitano in condomini affollati (si tratta spesso di pensionati ma conosco giovani disposti a spostarsi fuori città più volte a settimana per curare il loro giardino, perché a Berlino non hanno trovato un pezzo di terra e le liste d’attesa sono troppo lunghe).

Forse anche qui giova un po’ una sana competizione con i vicini, affinché non abbiano sempre la proverbiale erba più verde. Ma soprattutto conta una cultura differente, che viene insegnata fin da bambini (e sono sicura che non esiste bambino che non si emozioni a veder nascere un fiore da un seme o a mangiare fragole autoprodotte).

Qui più informazioni sull’associazione tedesca.

Perché non importare anche questa idea in Italia?

“Il faut cultiver son jardin”.

 

 

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4 pensieri su “Le nuove colonie

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