Le immagini senza tempo di Giampiero Assumma

Questo post non ha foto, eppure è pieno di foto bellissime, che, se avete la fortuna di stare a Berlino, entro il 16 novembre potete andare a vedere a Linienstrasse 145 presso imago fotokunst, altrimenti, dovrete andare sul sito www.giampieroassumma.com.

In ogni caso non perdete l’occasione di conoscere le fotografie di Giampiero Assumma.

Quelle esposte a Linienestrasse con il titolo “Transformations” sono alcune fotografie tratte dalle serie “Bodybuilders” e “Criminal Lunatic Asylum”, queste ultime scattate nei manicomi criminali italiani (o, come si dice ora senza che la realtà sia molto cambiata, gli ospedali psichiatrici giudiziari, gli OPG – perché le sigle fanno sempre meno paura).

Le prime, volutamente, al piano superiore, le altre nello straordinario spazio espositivo al piano inferiore.

A volere l’accoppiamento e a pensare l’esposizione sono stati Manuela Schäwe e Mathias Richter, ovvero i direttori di questo interessante studio che è al contempo galleria, laboratorio, scuola di fotografia e ritrovo di passioni fotografiche.

Una sorta di divisione tra vincenti e perdenti, spiega Mathias Richter.

Per Assumma sono due modi di esplorare dei limiti, così come nelle altre sue opere su Lourdes o sui pescatori.

Ma a guardare la mostra non si può non pensare che il filo rosso non sia anche una trasformazione del corpo dovuta alla mente. Il corpo come specchio della mente.

Non è il fotografo che ruba l’immagine, è l’immagine che cattura il fotografo capace di coglierla e di farsi tramite perché tutti possano vederne anche l’anima.

Così i bodybuilders offrono allo sguardo i loro fisici esagerati, e, significativamente, uno degli internati finge di scattare una foto mentre viene ripreso dall’obbiettivo.

Corpi  e volti senza tempo – e pieni di anima. Le foto potrebbero essere state scattate decine di anni fa, così come negli ultimi anni. Non solo perché i corpi nudi dei bodybuilders non hanno età e perché le condizioni delle carceri criminali non sembrano degne della (presunta) civiltà attuale, ma anche perché queste foto hanno un’anima e sono scatti nei quali tutto è possibile, anche che il tempo si fermi, e che la logica non valga più.

Immagini senza tempo, in un bianco e nero che ha l’aria di un classico – non a caso si porta il paragone con i fotografi della Magnum, Diane Arbus o altri simili mostri sacri della fotografia.

E il paragone, in questo caso, non sembra certo esagerato.

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NOTA

Il post è dedicato alle foto e quindi il focus è sull’arte ma poiché le foto non riprendono una realtà qualunque, non posso non ricordare la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia del sistema sanitario, presieduta da Ignazio Marino, che tra giugno e luglio 2010 ha effettuato visite ispettive non annunciate negli OPG.

Marino, con particolare riferimento ad alcune strutture, definì questi posti un inferno di dimenticati. I reati commessi dalla maggior parte geli internati sono quelli che vengono definiti “bagatellari” (ovvero, come spiega il dizionario Treccani, quelli che “per la loro minima lesività, hanno minore rilevanza sociale e possono quindi essere repressi con sanzioni contravvenzionali o amministrative”). Ma spesso queste persone sono senza famiglia e senza casa, o le famiglie non vogliono riaverli. È dunque lo Stato e solo lo Stato che dovrebbe occuparsi di loro. E sicuramente non in questo modo.

Chi è dichiarato incapace di intendere e di volere può vedere la propria pena prorogata fino a quello che viene definito “ergastolo bianco”. Senza un processo, senza una vera revisione, senza che venga accompagnato nel dovuto percorso di cura.

Dopo la Commissione presieduta da Marino, l’Unione Europea ha stabilito che le condizioni di alcuni OPG italiani erano equiparabili alla tortura.

Le foto di Assumma, però, anche se sembrano senza tempo, sono state scattate negli ultimi anni. L’ultima volta nel dicembre dello scorso anno.

Quando gli chiedo qualcosa dei luoghi nei quali ha scattato le foto, Assumma spiega che l’unica struttura che sembra all’altezza del proprio compito è quella di Castiglione delle Stiviere (come spiega anche un rapporto). Ma per i problemi di fondi l’esistenza di questa realtà funzionante è minacciata.

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