Il ritorno di Ulisse in patria secondo David Marton

Alla Schaubühne è di scena “Die Heimkehr des Odysseus”, rappresentazione teatrale musicale tratta da Claudio Monteverdi, con testi di Omero, Giacomo Badoaro, Péter Esterházy, per la regia di David Marton (allievo di Christoph Marthaler)

Ammetto che vedendo lo spettacolo per un momento ho creduto di essere piuttosto stufa dell’uso del comico nel teatro contemporaneo. Eppure, ripensandoci, mi è parso che gli aspetti comici della rappresentazione fossero indovinati.

Un prologo introduce lo spettatore nel pasticcio letterario e linguistico che fonde italiano e tedesco, musica barocca e chitarre elettriche – e certamente una buona parte di improvvisazione del notevole ensemble.

A rendere infantile Telemaco è la madre. Ulisse più che un eroe sembra un vecchio marinaio che si è intrattenuto nei bordelli dei vari porti. L’accenno iniziale alla meccanica e alle particelle elementari diverrà chiaro se ci si domanderà veramente se è possibile che Ulisse ritorni: non sarà pur sempre un’altra persona quella che ritorna? Ma in fondo, sebbene nella sua vita ferma come un cantiere bloccato e come una cyclette che gira senza andare avanti, non è poi un’altra persona anche la fedele Penelope che l’ha aspettato?

Il racconto deve essere dunque soprattutto quello di Penelope, come lei stessa grida più volte (“Meine Geschichte müsste man erzählen!”) – il racconto di chi aspetta.

Si può veramente fermare il tempo? La provvisorietà può diventare la certezza di una vita?

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Uno dei Feaci, che allo stesso tempo è la Condizione Umana, in mezzo allo spettacolo si pone davanti al pubblico con il cartello di chi cerchi un biglietto per uno spettacolo esaurito.

Ma a quale spettacolo stiamo assistendo? Cosa significa assistere a uno spettacolo?

Tante domande, forse troppe o forse la quantità inevitabile.

La questione non è più l’assenza di Ulisse (in una delle prime battute Telemaco domanda semplicemente e banalmente alla madre dove sia il padre: “wo ist Papa?”), quanto il permanere di tutte le incertezze, mentre la vita invecchia quanto il mobilio e la tecnologia superata che invadono la scena.

E le risposte non vengono neppure dal presunto brain storming in stile aziendale (anche questo giustamente ridicolizzato).

Probabilmente l’unica risposta, più volte ripetuta e declinata in tutte le sue variazioni nei momenti di caos, è “si prega di rimanere in linea, uno dei nostri operatori vi servirà quanto prima”.

(“Bitte haben Sie etwas Geduld…”).

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