Una sera e un secolo da Clärchen

“Clärchen” significa “Claretta”.

Clärchens Ballhaus” significa “il” Ballhaus di Berlino.

Senza nulla togliere alle numerose altre “balere” (citai già il Ballhaus ost che ora ospita interessanti spettacoli di teatro), il Clärchens, con la sua facciata ancora un po’ scrostata e il suo bellissimo giardino, o come direbbero quassù la sua terrazza, dove sedere in un pomeriggio di sole o in una sera tiepida, arricchisce il panorama di Auguststrasse più di tutte le facciate ristrutturate e perfette.

Per non parlare della bellissima sala degli specchi al piano superiore, usata per concerti o come discoteca (ma chiusa in estate).

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A seconda dei giorni della settimana si alternano i tipi di danze: un giorno è il tango che vede coppie attempate con l’aria da dopolavoro ferroviario, borghesi benvestiti e giovani in scarpe da ginnastica; un giorno è lo swing che fa volteggiare in un vortice allegro il centro della sala da ballo; oppure la salsa, ma anche il chachacha e il walzer (il che mi fa pensare che se mio padre fosse stato a Berlino sarebbe stato di casa al Clärchens).

Poi arriva il fine settimana. E c’è un nuovo tipo di magia. All’inizio una piccola orchestra suona dal vivo la musica. Poi arriva il dj, che non è necessariamente un giovane con il berretto. No, nella patria dell’elettronica, da Clärchen questo genere non ha spazio. Partono pezzi rock, i Radiohead si possono alternare a Prince e alle Spice Girls, passando per musica degli anni 60 e ossessivi brani sudamericani. E mentre la musica passa – con quelle lievi interruzioni tra un brano e l’altro, alle quali non si è più abituati – c’è chi balla un lento e chi sfoggia quanto ha imparato alle lezioni di twist. C’è un signore di almeno ottant’anni che ondeggia divertito e instancabile in mezzo alla pista, tre strani personaggi vestiti anni 70 con tanto di parrucche, persone di mezza età e ventenni.

E un’aria rilassata che nulla potrebbe turbare.

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L’acustica non è delle migliori. Le luci sono dei neon colorati fissi, riflessi dalle pareti coperte di striscioline argentate. Col pienone l’aria scarseggia. Eppure è subito chiaro perché qui si balla da 100 anni (dal 9 settembre inizia una settimana di festeggiamento per il secolo di storia e sul tema è stato pubblicato anche un libro).

La notte va avanti, la folla in sala si alleggerisce e la musica vira dai successi internazionali alle glorie locali. Soprattutto i brani più noti della Neue Deusche Welle: “Skandal im Sperrbezirk”, “Irgendwie irgendwo irgendwann”, “Tausend mal berührt”, “Männer sind Schweine”, “Rock me Amadeus”.

Il pubblico ormai è solo tedesco, tutti cantano i testi a memoria e l’entusiasmo è travolgente.

No, non ci sono dubbi sul perché dopo 100 anni qui si balli ancora.

Anni 70 o 2013?
Anni 70 o 2013?

 

“Liebe wird aus Mut gemacht,

Denk nicht lange drüber nach,

Wir fahr’n auf Feuerrädern

Richtung Zukunft in die Nacht”.

 

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3 pensieri su “Una sera e un secolo da Clärchen

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