Baltico/5: Lilo e l’ostalgia baltica

Dall’ultima tappa del mio soggiorno baltico, mi imbarco a Kloster, sull’isola Hiddensee per ridiscendere a Berlino. Sulla terraferma mani levate a salutare, alcuni dicono “a domani!”.

28 saluti

Una signora seduta vicino a me, al riparo dal sole, sembra decisamente desiderosa di attaccare bottone. E siccome per me ogni persona è un mondo, in quanto rappresenta un punto di vista sul mondo, non mi faccio certo sfuggire l’occasione.

Si chiama Lilo (abbreviazione del nome Liselotte), è nata sull’isola, vive a Neuendorf ed è in pensione. Lavorava a Wismar, sulla terraferma, e ora è molto felice di essere di nuovo a Hiddensee.

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Il suo amore per l’isola è asciutto e radicato. È andata a Kloster per fare una visita al cimitero. Chi vi sia sepolto, non ho avuto il coraggio di chiederlo.

Però, data la sua disponibilità, ho ascoltato tanti racconti, dalle invasioni che si sono succedute in questa zona, fino agli eventi più curiosi.

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“I tetti delle case tradizionali sono fatti di paglia (Reet), vanno rinnovati ogni 15 anni. Proteggono dal caldo d’estate e dal freddo d’inverno. Qualche volta d’inverno il mare gela e si può andare da Schaprode a Hiddensee a piedi e l’isola deve essere rifornita dagli elicotteri. Il vento c’è a primavera e d’autunno, ci sono delle vere tempeste. L’isola è stretta e il vento la passa da parte a parte, senza ostacoli. Sposta la neve e può anche del tutto chiudere le case, tanto che poi bisogna uscire dal tetto”.

Eppure anche da questo racconto sembra trasparire più il piacere della sfida quotidiana di vivere qui, che non il disagio.

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Le chiedo se le persone qui vivono di pesca e se ci sono molti artisti, visto che ho notato varie botteghe di artigianato.

“Gli artisti sono più sull’isola Darß. Qui sono pochi. Per i giovani non c’è lavoro e quindi se ne vanno, un po’ come succede da voi. Ma poi molti tornano, come me, con grande piacere. Vado spesso sulla terraferma, ho ancora degli amici lì ma amo vivere qui”.

30 faromare

“Il primo maggio si apre ufficialmente la stagione balneare. Noi siamo abituati e facciamo il bagno già con 9-10 gradi. Fare il bagno con un’acqua a 27 gradi per me sarebbe troppo, sarebbe come stare nel brodo. C’è una corrente qui che non è come la corrente della Manica ma comunque garantisce che l’acqua spesso sia abbastanza calda. Ieri con il vento giusto era più calda, oggi il vento è cambiato ed è più fredda. Qui le spiagge sono tutte FKK ed è così bello passeggiare sulla sabbia. Fa anche molto bene alla salute. Non come il Mare del Nord con quei vermi…”.

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Rido, non mi azzardo a raccontare che a me piace, che ho persino raggiunto un’isola a piedi sul Wattenmeer amburghese e che adoro le isole frisoni (dove la sabbia bianca e finissima, per la verità, abbonda, come spero di raccontare presto, insieme alla spiegazione di cosa intendesse con “i vermi”).

Chiedo se le tantissime belle barche a vela che vedo sono di abitanti dell’isola.

“Qui molti hanno la barca, le macchine non ci servono. Però molte sono di persone che stanno a Stralsund o tengono la barca lì e poi vengono qui. Il fondo è basso e sabbioso, le coste sabbiose dell’isola mutano. Devono continuamente dragare questo corridoio per le navi grandi e i capitani inesperti sono un problema perché si mettono nel corridoio con le barche piccole, che potrebbero anche starne fuori”.

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“Molti turisti vengono dalla Sassonia ma quest’anno con l’alluvione non sono potuti venire per motivi economici, quindi c’è meno gente”

Ma io non ho trovato posto sull’isola.

“Bisogna prenotare con molto anticipo, le case sono poche, qui non esistono i condomini, la recezione turistica è affidata a chi ha qualche stanza in più e la affitta per i turisti. Ma a noi va bene così. Siamo contenti dei turisti ma non vogliamo le folle”.

Chiama sempre i turisti “Urlauber”, vacanzieri, e mai “Touristen”.

Le domando se con una bici si può girare in un giorno tutta l’isola.

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“Certo, ma a sud ci sono le zone sabbiose che sono pericolose per i turisti. Ci sono le sabbie mobili, si può restare intrappolati e gli Urlauber è meglio che non ci vadano.

Chiedo come sia orientata politicamente l’isola.

Mi guarda fisso: “Qui siamo a est! Votiamo a sinistra!”.

Ho letto che la Merkel chiuse qui la sua campagna elettorale.

“Noi non la votiamo. Frau Merkel ha dimenticato da dove viene”.

Seppure di origine amburghese, infatti, la cancelliera è cresciuta nella Germania dell’Est.

Una curiosa scritta incontrata nel parco Jasmund
Una curiosa scritta incontrata nel parco Jasmund (“Merkel voglio un figlio da te”)

“A est siamo cittadini di seconda classe. I costi sono uguali all’ovest ma stipendi e pensioni sono più bassi. Le scuole, le biblioteche, i centri di ricerca creati dalla DDR sono stati chiusi e noi siamo stati abbandonati.

Vede quella isola lì? Sembra tutt’uno ma è separata dal resto di Hiddensee da un braccio di mare. Lì non vive nessuno. Durante la DDR lì c’era un cento ornitologico che collaborava con altri centri omologhi nel mondo. Chiuso. Così come altri centri. Chiusi o distrutti. Come il Palast der Republik…”

Si ferma, è emozionata nel ricordo, forse, di una visita lontana. “Era così bello, con i marmi, e le luci. Va bene…”. Interrompe l’emozione e riprende il discorso.

“Ora abbiamo la scuola solo fino alla quarta classe, non conviene tenerne una per pochi bambini. Dicono che ci sono 3000 abitanti sull’isola ma a me non importano queste cifre”.

Qui c’erano popolazioni slave, come quelle dell’Europa dell’est e dell’Unione Sovietica, cioè della Russia”.

A parte il suo lapsus sull’Unione Sovietica, mi chiedo se anche ribadire queste origini non sia frutto di un insegnamento ricevuto volto a sottolineare una unione storica dove si era voluta un’unione politica.

x 21 panorama“Poi sono arrivati i Germani che hanno preso la zona con il fuoco e la spada. Nella regione si trovano ancora Hünengräber”, i megaliti del tardo neolitico che indicano verosimilmente delle sepolture e che sono diffusi nel nord della Germania.

Mi racconta di Klaus Störtebeker, il pirata che oggi dà il nome alla birra di Stralsund (prima o poi racconterò anche le sue storie. Intanto mi è stato fatto notare che la birra si trova da Kaiser’s e non solo all’aeroporto).

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“Anche gli svedesi hanno preso la zona con fuoco e spada e hanno dominato da queste parti.

“Ma ho anche storie più divertenti da raccontare”.

Come quella del postino, che io, però, vi racconterò in un prossimo post.

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Vicino al piccolo porto di Neuendorf arriva il momento dei saluti. “Le auguro un buon proseguimento fino a Stralsund e buon rientro. Non si può mai dire se non ci si incontrerà di nuovo. Io non verrò a sud, però”.

Ma io, dico, spero di tornare qui sull’isola.

“Si ricorderà di me?”.

Questo è il saluto di Lilo, che purtroppo non ha voluto farsi fotografare (“le signore anziane non amano mai farsi fotografare”).

Ma anche senza immagini, mi ricorderò sempre di lei.

22 verso danim(Qualche giorno dopo il mio rientro dal Baltico ho conosciuto a Berlino una ragazza di Binz, probabilmente la più famosa località balneare di Rügen. Una ragazza di poco più di vent’anni, per la quale la nostalgia era solamente nostalgia della sua bella isola, dove torna ogni volta che può).

x 18 verso il faro

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4 pensieri su “Baltico/5: Lilo e l’ostalgia baltica

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