San Feierabend

“Tra i termini intraducibili della lingua tedesca, che indicano concetti noti a tutti, c’è il Feierabend (letteralmente sera di festa). È così che si chiama il periodo del giorno e della settimana libero dal lavoro. L’origine della parola è religioso e indica la vigilia di una festa, oggi però è usato per un’altra vigilia, quella dedicata a se stessi, alla famiglia e agli amici. Ma questo periodo libero dal lavoro è comunque sacro.

Se siete ben disposti a spendere in un negozio ma da un minuto è passato l’orario di chiusura ed è scattato il Feierabend, nessuno sarà disposto a servirvi. Tutti sono pronti ad augurare “buon Feierabend” a chi sta per staccare dal lavoro, finisca il turno già nel primo pomeriggio o a mezzanotte.”

Così inizia un capitolo del mio libro, secondo il quale una delle 101 cose da fare a Berlino almeno una volta nella vita è “Santificare il Feierabend”.

Mi permetto questa autocitazione, in sé magari inelegante, perché vorrei ribadire che bisognerebbe esportare il concetto di Feierabend nel mondo, piuttosto che importare modelli lavorativi pre-ottocenteschi considerati moderni.

Il fatto che un ragazzo di 22 anni muoia dopo aver esagerato con il lavoro e i caffè, perché la prova di passaggio per essere assunti è mostrare di poter stare al lavoro per 72 ore consecutive, è una mostruosità che in fondo non scandalizza nessuno.

“Sì ma era ben pagato”. Questo il commento preferito dalla stampa. “Sì ma si sa che questo è un mestiere stressante”. Questo il commento preferito da chi è dell’ambiente.

Senza entrare nella polemica per cui la crisi economica non è stata evitata grazie agli economisti dopati che hanno passato ben più di 8 ore sul posto di lavoro, e forse piuttosto è stata creata da questo modello e questi ritmi, secondo me il problema è che si dà troppo peso alla gratificazione e allo status sociale derivante dal lavoro, ancor prima che dallo stipendio.

Vedo troppe persone che si sentono cool perché lavorano troppo, anche sottopagate e anche se apparentemente si lamentano. Perché in società lavorare troppo e oltre i giusti limiti è visto bene e non, come dovrebbe essere, biasimato.

Essere workaholic è un vanto.

Ricordo qualche anno fa un mezzo scandalo che suscitò l’uscita di un manager tedesco che lavorava per una azienda italiana e lamentava che i colleghi italiani restavano inutilmente fino a tardi in ufficio, quando si sarebbe potuto semplicemente ottimizzare il tempo regolamentare per fare tutto e meglio.

Ma ormai anche qui a Berlino ai primi colloqui di lavoro chiedono “lei è disposto a lavorare oltre l’orario (sottinteso: non pagato)?”. questo è il discrimine per farsi assumere.

Dovrebbe passare l’idea che una azienda che costringe i propri dipendenti a lavorare oltre l’orario è un’azienda che non funziona e non sa funzionare.

E una società nella quale vige l’idea che lo status sociale è dettato dalla qualità e quantità del lavoro che si svolge, è una società disumana.

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4 pensieri su “San Feierabend

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