David Wagner, Leben

Questo è un libro che parla di Berlino, di amore, paternità, di intrecci di vite raccontate. E tutto questo attraverso un argomento centrale che potrebbe essere ingombrante e soffocare tutto il resto: cosa succede quando diventa possibile prolungare la propria vita?

Per David Wagner, che soffre di una grave forma di epatite autoimmune, questa domanda diviene concreta nel momento in cui giunge una telefonata dall’ospedale. Una voce dice che c’è un fegato compatibile per il trapianto. La notizia che aspettava e temeva da tempo. Perché accettare?

Leben (“Vita”), edito da Rowohlt, premiato alla Fiera di Lipsia nella categoria “letteratura”, racconta ciò che precede la telefonata e la lunga permanenza all’ospedale, tra gli altri malati, che raccontano le loro storie, creando un intreccio di vite, destini e confessioni. Ascoltando le loro esperienze, anche il protagonista capisce di avere già una vita alle spalle. Ripercorre così questo viaggio che ha già compiuto, tra ricordi e nostalgia. Chi ha amato veramente? Per chi vale la pena vivere? Chi è che, morendo, gli ha permesso di vivere di nuovo, possibilmente in maniera differente dal passato?

Il tema che tratta David Wagner non è semplice. Ma la potenza e bellezza di questo libro è proprio la capacità di non scadere mai nel patetico, mantenendo un equilibrio intelligente tra commozione e lucidità. Grazie a uno stile brillante e asciutto, con distacco e ironia, pur senza scadere nel cinismo, riesce a parlare di amore, morte, responsabilità, felicità, e del tempo, ora in fuga, ora dilatato dall’attesa.

Leber, Leben, Liebe. Forse proprio per il lapsus tra “Leber”, il fegato che viene trapiantato e “Leben”, la vita, la malattia e tutto ciò che gira intorno sono solamente un modo di parlare della vita, in tutte le sue sfaccettature.

Il vero e proprio passaggio che avviene attraverso il trapianto non può essere narrato con le parole ma è lasciato a due pagine nere e due pagine bianche.

Un’opera di letteratura che si fa leggere tutta di un fiato, come se quello che c’è scritto riguardasse molto da vicino il lettore, pur parlando di una esperienza estrema.

wagner leben

Forse perché tutti siamo chiamati prima o poi a riflessioni simili, pur di fronte a eventi meno grandi. Ci sono momenti in cui vorremmo dire, come Bartleby, “preferirei di no”. Momenti che ci riempiono di vitalità. Come se la vita fosse una variabile sulla base monocorde della semplice esistenza.

Che possa essere proprio così, lo scopriamo solo guardando al passato. Ma la sfida può essere accettata solo guardando al futuro.

– p.s. –

Quando ho letto questo libro ho deciso di proporne la traduzione a qualche casa editrice italiana. Purtroppo per me, e comunque fortunatamente per voi, mentre preparavo il materiale da inviare qualcuno ha già acquistato i diritti e assegnato il lavoro a un traduttore (ne ignoro il nome). Quindi, per chi non se la sente di affrontare il tedesco, segnalo che il libro uscirà prossimamente in italiano.

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