Retour à Paris

Così dopo anni, all’improvviso, inaspettatamente e in una maniera che non avrei mai potuto immaginare quando ci vivevo, torno a Parigi. Ogni volta che qualcuno mi chiede come sto a Berlino, finisco per parlare di Parigi, che era il mio sogno, mentre mai avrei voluto finire in Germania. Da quando avevo 11 anni avevo deciso che una parte della mia vita sarebbe stata lì. Ho avverato il sogno e non è andato come doveva andare. Poi per caso sono finita a Berlino e per caso ci sono rimasta.

Chi non si aspetta l’inaspettato non troverà la verità.

Qual è la mia verità?

Forse ha ragione mio fratello quando dice che per il mio carattere non potevo che finire in Germania, che ti ci vedo proprio lì. Praticamente mi dà della crucca – e a me va anche bene.

In partenza Berlino, però, tutto fa in modo di smentire la celebre efficienza tedesca: treno in ritardo (sarà la piena dell’Elba?), lavori dentro Schönefeld e poi volo in ritardo di 2 ore (saprò più tardi che è per l’incidente di Fiumicino: sono stata fortunata, almeno non l’hanno annullato).

In bagno, dopo aver finalmente passato il doppio controllo di sicurezza troppo affollato, trovo sul davanzale della finestra un coltellino svizzero e un accendino. Come hanno fatto a finire lì? Se fossi appassionata di gialli già potrei immaginare la terrorista che ha l’indicazione precisa di andare nell’ultimo bagno delle signore, in fondo al terminal a recuperarli per dirottare il mio aereo. Ma non leggo i gialli né i Krimi.

Per un momento valuto se non prendere il coltellino svizzero, tanto ormai ho passato i controlli, e se dovessi di nuovo fare una bella Wanderung o per qualche picnic farebbe comodo. Però decido di buttare tutto nel cestino, usando un pezzo di carta. Non sia mai che finisco incriminata per le mie impronte digitali, che ormai sono schedate insieme alla mia richiesta del nuovo passaporto.

Niente, nessuno ora dirotterà il mio volo con un cavatappi e un accendino.

“L’eroina della cartigienica”. No, decisamente non è un buon titolo per un giallo.

tour eiffelPerché Parigi non mi è piaciuta? Forse non ero pronta io per espatriare in quel momento. Forse mi aspettavo troppo, come succede con i sogni a lungo maturati. Forse è veramente un po’ grigia, altera e fredda, come me la ricordo. Forse è passato anche il suo tempo (Roma negli anni 50-60; Londra negli anni 80-90; Parigi? A questo punto forse nei 70? Nei 30?).

Guardo indietro alla me stessa di anni fa. La  riconoscerei se la incontrassi per strada? Probabilmente non la incontrerò: sarà ancora sempre e solo tutto il giorno in biblioteca, al Beauburg o alla Biblioteque National. Vorrei tornare a Goncourt, dove ho vissuto, vedere se il grasso dei polli arrostiti scorre ancora per strada con il suo odore disgustoso. Vorrei riuscire a vedere un paio di amici ancora lì. Vorrei poter stare una mezza giornata da sola e sentire se lì la solitudine è veramente più pesante che a Berlino.

Invece forse per la prima volta farò un giro sul bateau mouche – e penserò a l’Atalante.

Quale volto apparirebbe se mettessi la testa dentro il secchio?

https://www.youtube.com/watch?v=kU0DwGEqfpU

Le patron s’est foutu à l’eau!!

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5 pensieri su “Retour à Paris

  1. Come si dice è deludente quando i desideri non si realizzano, ma ancora di più quando si realizzano. Tutt’e due in un momento della vita ( per me un momento molto breve) abbiamo sognato Parigi. Io dalla vita ho avuto Bruxelles e tu Berlino e almeno io non la cambierei con Parigi per nulla al mondo. Forse la cambierei con Berlino. Ma questo è un altro sogno….

  2. I sogni maturati a lungo, perdono sapore quando finalmente li si assaggia.
    Magari non di un giallo, ma come titolone di giornale sarebbe perfetto!
    Anzi: “E’ un’italiana, l’eroina della cartaigienica!”.

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