La visita di Li Keqiang

Chi si è trovato nel fine settimana nel centro di Berlino o ha deciso di fare una gita a Potsdam avrà notato un grande spiegamento di polizia e qualche strada chiusa.

Il motivo era un evento del quale vedo poche notizie sui giornali italiani: la visita del primo ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, Li Keqiang, a Berlino e Potsdam.

La Germania è l’unica tappa nella UE di Li Keqiang e la dice lunga sul ruolo preponderante dell’economia tedesca. La Cina, assurta ormai a solida potenza economica mondiale (nella mia recente visita in Etiopia ho visto una gran quantità di industrie cinesi intorno alla “capitale dell’Africa”, dove l’economia sembra cresce molto velocemente), importa auto e macchinari dalla Germania, anche se il vero punto caldo del momento è l’import di pannelli solari e di tecnologie legate alle telecomunicazioni dalla Cina.

Così alle visite della Merkel in Cina lo scorso anno, spesso seguita da imprenditori pronti a stipulare contratti bilaterali, si aggiunge ora questa occasione.

La visita prevedeva anche Potsdam e il castello di Cecilienhof, luogo dalla notevole importanza simbolica e storica, che avevo appena consigliato come meta di visita e che ieri era inavvicinabile.

Ovviamente i controlli erano fortissimi anche nella zona dell’Ambasciata indiana, tuttavia le proteste collegate alla repressione cinese in Tibet hanno comunque trovato spazio davanti alla Cancelleria, al motto di “Nuovo governo (Li Keqiang è stato eletto di recente, lo scorso 15 maggio) – nuova politica in Tibet! Basta con la repressione!”.

La speranza è che Li Keqiang, che ha fama di liberale, si impegni veramente in un cambiamento per la situazione dei lavoratori cinesi e per la soluzione della questione tibetana.

Forse lo scarso interesse dei giornali italiani è dovuto al fatto che tanto l’industria italiana è sempre più marginale (con qualche eccezione ovviamente), i pannelli solari sembrano un argomento secondario per fricchettoni che ancora credono alle energie alternative e così via? Meglio parlare del derby, allora.

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