Una gita a Bremen /4

Dopo aver esaurito le passeggiate per Brema, si può prolungare l’escursione comprando un Niedersachsen-Ticket (valido per la Bassa Sassonia, Brema e Amburgo) della Deutsche Bahn (valgono le solite regole dei Länder Ticket: ne esiste uno singolo o uno multiplo con quale viaggiano tutto il giorno sui treni regionali fino a 5 persone) e andare al mare a Bremerhaven, che, come ho già ricordato, insieme a Brema compone il Land omonimo.

Una escursione da non perdere se vi piace guardare il gioco delle maree, i grandi porti, le dighe verdi battute dal vento e le costruzioni moderne.

Per chi non fosse avvezzo al Mare del nord, è bene chiarire che per “diga” non si intende qui la costruzione per produrre energia ma dei terrapieni rialzati sulle coste, che impediscono alle mareggiate di allagare l’entroterra (se vi appassiona saperne di più, leggete i bei racconti di Theodor Storm).

Il Wattenmeer, ovvero la parte di terra sulla quale le maree portano avanti il loro instancabile moto, dove si può camminare con la bassa marea, è uno un biotopo ricchissimo ed è protetto dall’UNESCO.

Scharoun ha regalato alla sua città un bel edificio che ospita un interessante museo della navigazione (Deutsches Schiffahrtsmuseum) – e ci sono numerose navi all’ancora da visitare, compreso un sottomarino, che facilmente faranno la felicità dei bambini e di chi ama i mare.

C’è anche un interessante museo sull’emigrazione (Deutsches Auswandererhaus) per scoprire cosa significava lasciare l’Europa in nave in cerca di fortuna.

Per mangiare l’ideale è il Fischereihafen, il porto dei pescatori, dove gustare un panino con i deliziosi gamberetti del Mare del nord (Granat), mentre gli onnipresenti gabbiani lanciano il loro grido che sembra una risata, giocando col vento.

Se poi da bravi mediterranei siete scettici tu tutto ciò che non sia il Mare Nostrum, provate a sfogliare il libro 111 Gründe, die Nordsee zu lieben (111 motivi per amare il Mare del nord), di Carsten Wittmaack.

“Un sons nooch?”.

Ovviamente se avete imparato a districarvi con il dialetto berlinese, anche qui avrete occasione di sperimentare una lingua nuova: qua e là per la città si trovano testimonianze del Plattdeutsch, il “basso tedesco”, tipico della zona. Si tratta di un interessante misto tra inglese e tedesco, con qualche somiglianza con l’olandese.

Meensch, dascha’n ganz annern Schnack!!  [1]

Anche il Roland di Brema parla Plattdeutsch, come spiega bene Frerk Möller nel libro “Sprechen Sie Bremisch?” (Bremen 2011): “Een Blick up den Bremer Rathuusplaats wiest: De Bremer Roland snack platt. “Vryheit do ik ju openbar”, da meent “Frieheit maak ik de Lüüd künnig”, so steiht dat up sien Schild to lesen” [2].

Alles klar?

[1] = è tutta un’altra lingua!

[2] = “Ein blick auf den Bremer Rathausplatz beweist: Der Bremer Roland spracht platt. “Vryheit do ik ju openbar”, also, “Freiheit tu ich euch kund”, ist auf seinem Schild zu lesen”. Ovvero: “un’occhiata alla Rathausplatz lo prova: il Rolando di Brema parlava basso tedesco. “Vryheit do ik ju openbar”, cioè “vi do la libertà”, così sta scritto sul suo scudo”.

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4 pensieri su “Una gita a Bremen /4

  1. Le prime persone che hanno seguito il consiglio di andare a Brema mi hanno segnalato gentilmente che ho omesso alcune informazioni utili:
    – il biglietto del tram va piegato per obliterarlo.
    – dopo le 23:38 nel “Viertel” non ci sono più tram. Tuttavia le distanze tra una zona e l’altra di Brema si coprono con una passeggiata (o meglio ancora in bici).
    – rispetto a Berlino le strade possono dare un senso di vuoto. D’altra parte gli abitanti sottolineano volentieri con fierezza che Brema è una città estremamente tranquilla “e mica siamo nella caotica Berlino!” (vagli a spiegare che se si viene da Roma – e non solo da Roma – Berlino pare tranquilla come un borgo di montagna).

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