Patchwork Family e la tv a colori

Come molti berlinesi non possiedo un televisore (pur pagando l’esosa tassa radio-televisiva), sebbene ci sia almeno un canale valido quassù, ovvero il franco-tedesco “arte”, che tuttavia si può vedere comodamente con il pc in live streaming.

In una delle case in cui ho vissuto in passato c’era un televisore e ricordo che una sera mi bloccai a vedere un reality da quattro soldi, intitolato “Bauer sucht Frau”, ovvero “contadino cerca moglie”, che proprio di questo parlava. A colpirmi fu il fatto che quella sera uno dei contadini era gay e quindi ovviamente cercava un uomo.

Un reality da quattro soldi, in prima serata su una tv commerciale. Eppure in Italia non credo che questa puntata sarebbe passata, a parte il fatto che i reality, a quel che so, non si fanno sui contadini ma su presunti vip spediti su improbabili isole. Figuriamoci poi se il contadino è gay (ho saputo di recente che addirittura dalla rai è stato censurato questo spot contro l’omofobia perché contiene le parole “gay” e “lesbica”  (forse per fare uno spot contro l’omofobia bisogna saper giocare bene a taboo).

Ultimamente, su segnalazione di un amico e con la solita scusa del “fa bene per migliorare il tedesco”, ho provato a vedere un telefilm girato a Berlino intitolato “Patchwork Family” e trasmesso da Sat.1. Anche questo è disponibile online sul sito dell’antenna che lo produce.

Foto casa, dalla pagina FB della trasmissione
Foto casa, dalla pagina FB della trasmissione

Anche qui sono rimasta un po’ colpita. Non si può dire che sia una gran trama, eppure credo che non passerebbe in Italia (qui sembra che in tv vada nella fascia pomeridiana, per casalinghe e adolescenti annoiati). Una coppia di quarantenni – lei poliziotta, lui istruttore di scuola guida – va a vivere insieme, con i relativi figli avuti dai precedenti matrimoni. Quattro figli a testa, ormai quasi tutti adolescenti (non crediate che sia una esagerazione, ho conosciuto un caso simile). La coppia non è sposata.

A sposarsi con grande convinzione è invece lo zio, con un uomo.

Tutto normalissimo: un telefilm con belle immagini della città, un po’ di dialetto berlinese, molti cliché e una trama senza troppe pretese.

Sono passati cent’anni dai film con Magnus Hirschfeld dei quali parlai qui, chi vuoi che si stupisca della normalità del reale?

Eppure mi sembra così “moderno” mostrare la realtà così com’è piuttosto che come appare nelle pubblicità dei biscotti – e la realtà è sempre molto più variopinta di quanto non appaia nei colori pastello delle pubblicità per biscotti. Ma temo che in Italia si sia rimasti al bianco e nero.

A parte ciò, se ci fosse qualche appassionato del telefilm in ascolto, sappia che la casa dove vive la famiglia, a Schildow, è giusto oltre Glienicke/Nordbahn, escursione della quale ho già dato un resoconto qui, e che la prossima volta toccherà prolungare.

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6 pensieri su “Patchwork Family e la tv a colori

  1. quest’anno per migliorare il mio tedesco ( ci vorrebbero altri 10 anni…) ho provato a seguire qualche programma in tv….ero con mia figlia, quindi solo cartoni animati….meglio i tuoi consigli!!!

    1. Qualche anno fa ho pure “usato” i cartoni animati, lo ammetto… erano propio pensati per far imparare il tedesco ai bambini bilingue e almeno sfoggiavano un bel Hochdeutsch! 🙂

  2. Io per diventare berlinese doc volevo andare al bar a vedere “Tatort” ogni domenica, ma non ne ho mai avuto voglia e fino ad oggi avevo pure scordato quest’idea “per imparare il tedesco”.
    La tassa invece m’è venuta in mente giusto ieri, stimolata da una lettera ricevuta..
    Riguardo all’Italia: in una fiction i gay ci possono essere eccome, sono i migliori amici delle donne, parrucchieri o commessi di negozi d’abbigliamento, macchiette insomma, non persone vere.

  3. Anche io non ho la tv ma le poche volte che mi sono azzardata, ho pensato le stesse cose:
    programma-real-life che comincia con una coppia 60enne seduta al tavolo della cucina, tra centrini e soprammobili;
    lei con aria mesta parlava del suo peso (decisamente troppo) e il marito a mezza voce spiegava che a lui va benissimo così…
    “un programma sulla dieta nella terza età!” mi dico.

    invece cambia scena: vanno in un sexy-shop, e consigliati dalla commessa provano diverse mises (…completini trasparenti dove si vedeva TUTTO, ma proprio tutto)
    “un programma sull’accettazione della propria forma fisica al di là dell’età!” mi dico.

    scena successiva: la coppia di anzianotti va in un locale di scambisti.
    Illustrazione delle varie stanze/attrezzature.
    Un’altra signora obesa si unisce alla coppia.
    Nulla viene lasciato all’immaginazione.

    La cosa che mi ha sconvolta ovviamente non sono le cose in sè, ma… pensare che tutto questo venisse mostrato SENZA pruderie, alle 11 di sera, che non ci fosse nulla di morboso o ammiccante… sembrava che parlassero della scelta della nuova auto, o l’arredamento del salotto.
    Mettendoci la faccia, nomi e cognomi.

    ..in Italia neanche tra 100 anni! :/

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