Sommergäste di Gorki secondo Hermanis

“Wir sind Sommergäste im eigenen Land. Zugereiste. Stets auf der Suche nach einem bequemen Platz im Leben. Wir tun nichts und reden furchtbar viel”.

(Siamo ospiti estivi nel nostro proprio paese. Nuovi arrivati. Sempre in cerca di un posto confortevole nella vita. Non facciamo niente e parliamo spaventosamente troppo).

Stasera alle 19,30 alla Schaubühne è di scena l’ultima replica della stagione di “Sommergäste”, tratto di Maxim Gorki, con la drammaturgia di Florian Borchmeyer e la regia di Alvis Hermanis.

Foto: Thomas Aurin, 2012, dal sito della Schaubühne.
Foto: Thomas Aurin, 2012, dal sito della Schaubühne.

Uno spettacolo molto interessante, a partire dalla bellissima scenografia, ispirata a una villa estiva in stile Jugendstil, in Russia, che era appartenuta alla famiglia Fabergé.

Protagonisti sono un gruppo di intellettuali che si annoiano in una residenza estiva.

Il testo è stato scritto da Gorki nel 1904, poco prima delle rivoluzioni e delle guerre che cambieranno per sempre l’Europa. Tutti i protagonisti saranno vittime delle rivoluzione. Neanche la villa sarà risparmiata: così a noi può apparire già nel suo decadente abbandono, nel quale si trova oggi. Un decadente abbandono che ovviamente riflette anche l’animo dei protagonisti: la loro buona educazione e ottima posizione sociale è in fondo già simile a un muro scrostato, con banconote e libri sparsi a terra, tra una dormeuse e una vasca da bagno.

Un cane scorrazza sulla scena, tra falsi suicidi, gesti inutili e vuoti.

Non tutti gli attori convincono (soprattutto ho trovato stonato il modo di recitare di Cathlen Gawlich, che interpreta la moglie del dottore).

Nella regia si trovano echi del “Eugen Onegin” di Alexander Puskin realizzato sempre da Hermanis nel 2011 per la Schaubühne. E la medesima capacità di cogliere e rendere visibile una crisi fatta di noia, svogliatezza e svuotamento.

Come nell’Onegin colpiva profondamente la scena con il cocomero, qui la trovata più forte è un amplesso bloccato da una sorta di armatura di sedie.

Nei protagonisti la stessa incapacità di agire. Solo parole su parole, che lasciano insoddisfatti.

La loro alienazione è ancora la nostra, quella di intellettuali, poeti, filosofi e imprenditori imprigionati nel loro mondo – benché la facciata buona sia piena di crepe.

 

Annunci

Un pensiero su “Sommergäste di Gorki secondo Hermanis

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...