Dalla Street Art alla Siria

Talvolta un solo dettaglio riesce a schiudere la realtà più di un quadro articolato. Quel dettaglio può essere un galleggiante di quelli che si usano per imparare a nuotare o per fare esercizio in piscina, vicino a un camion bruciato e una grata di un terrazzo caduta giù, sotto un palazzo bombardato.

È uno dei dettagli che mi sono saltati agli occhi in una foto di Just, al secolo Boris Niehaus, artista berlinese che è andato in trasferta in Siria, per la prima volta in una zona di guerra, a raccontare con le foto e le lettere quello che aveva intorno, nel dicembre del 2012.

Il risultato è una interessante mostra presso lo Stattbad a Berlino, straordinario luogo d’esposizione (e non solo), con la cura della Open Walls Gallery.

Una mostra che parte con foto di Just di alcuni dei maggiori esponenti della street art a Berlino e in altre città (alcune immagini qui), mentre già in sottofondo si sentono gli spari registrati nella notte siriana.

Just1Poi si arriva alle foto di Aleppo.

Forse la luce non è impostata sempre bene e sbatte sulle immagini costringendo a trovare la giusta posizione per ammirarle. Forse i pannelli con le lettere hanno dei caratteri troppo piccoli e la folla presente si accalca davanti a leggere. Fatto sta che dopo poco questo non è più importante, perché il contenuto delle foto e delle lettere si impone e i dettagli diventano più grandi di qualche pecca espositiva.

Just2Il luogo che ospita la mostra, una stanza dalle pareti nere rovinate, il pavimento irregolare, sembra avere qualcosa in comune con un palazzo bombardato. E Berlino, in fondo pochi anni fa, non era diversa da qualsiasi città di detriti e macerie. Ma certamente non è così che l’ha conosciuta Just, che si è trovato lì a scattare foto, filmare e avere paura. Perché un conto è l’adrenalina di fotografare chi fa graffiti a Berlino, di nascosto dalle forze dell’ordine e in equilibrio sul bordo troppo alto di un palazzo di Frankfurter Allee. Altra cosa è trovarsi in guerra, tra palazzi senza luce acqua e riscaldamento e i campi profughi sul confine turco.

Ne è venuto fuori un racconto asciutto, privo di retorica, dello stravolgimento del volto di una città, che le brochure delle agenzie di viaggio descrivevano come un luogo in cui i turisti erano bene accolti. Una città che fino a poco tempo fa avrebbe potuto essere ripresa nella prima parte della mostra, per l’impresa di qualche suo artista.

Sul blog di Just si trovano alcuni scatti, link utili all’approfondimento e soprattutto questo, per chi non è a Berlino e vuole vedere le foto.

Riemergendo non mancate di fare un salto alla Open Walls Gallery, in un’altra ala della ex-piscina. Oltre a varie belle opere di YZ e Vermibus, ci sono ancora alcune imperdibili opere di Alias da comprare. Bambini, quelli di Alias, non dissimili da uno ritratto da Just a Aleppo, in piedi sui pedali della bicicletta, come se tutto intorno non ci fosse la guerra, lasciando emergere la vitalità dal dolore.

C’è ancora una settimana di tempo per la mostra (fino al 2 marzo), e data la grandissima affluenza si è prolungato l’orario di apertura, dal giovedì al sabato, dalle 17 alle 23.

L’ingresso costa 3 euro.

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4 pensieri su “Dalla Street Art alla Siria

  1. Qualche primavera fa avevo prenotato un bellissimo tour di Siria e Libano, comprato l’immancabile Lonely Planet poi il viaggio è stato brutalmente annullato dalla stessa Agenzia che lo aveva organizzato…Non mi sono ancora rassegnata. Ci sarà un’altra primavera nella quale poter andare in Siria…

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