La battaglia sull’aeroporto di Tempelhof

L’aereoporto di Tempelhof, ben riconoscibile nello skyline di Kreuzberg dalla torre di controllo sormontata da una grande sfera bianca, ha una storia strettamente intrecciata con quella tedesca: nel 1926 qui fu fondata la compagnia di bandiera, la Lufthansa. Un anno dopo si costruì il terminal, poi ricostruito nell’ambito della progettazione della nuova città (capitale del mondo) da parte di Albert Speer. Ernst Sagebiel progettò per questo una struttura enorme, che con i suoi 307.000 metri quadrati, dopo il completamento nel 1941, fu per un periodo l’edificio più grande del mondo.

Tempelhof
La struttura dell’aeroporto di Tempelhof ormai in disuso (in quanto tale)

Dopo la Seconda guerra mondiale, consegnato dai russi agli americani, all’epoca della divisione della città offriva la base per il ponte aereo che riforniva di ogni bene necessario Berlino Ovest, scheggia della Repubblica federale tedesca incastonata nel territorio DDR e imprigionata dal muro.

Nei primi complessi anni dopo la fine della guerra, Stalin, sfruttando un errore degli alleati che non pensarono di garantirsi l’accesso alla loro parte della città attraverso il territorio tedesco di influenza russa, isolò la parte ovest di Berlino, bloccando le vie di comunicazione e simulando guasti che lasciarono privi di acqua e luce i cittadini residenti nel territorio degli alleati, già provati da una città in macerie. Fu così che il generale americano Lucius D. Clay propose di realizzare un ponte aereo che aggirasse il blocco e garantisse i rifornimenti.

Caduto il muro, dopo la chiusura si è chiesto ai cittadini di decidere con un referendum sul futuro della zona con le proposte alternative di farne un parco o una zona residenziale. La vittoria della prima opzione ha fatto sì che questo sia dal maggio 2010 una delle zone verdi più grandi di Berlino.

"Seggioloni" dai quali ammirare il tramonto a Tempelhof
“Seggioloni” dai quali ammirare il tramonto a Tempelhof

Lord Norman Foster l’ha definito nel 2004 come “la madre di tutti gli aeroporti” e dal dicembre 2007 è in attesa di giudizio la richiesta di porre la tutela dell’UNESCO sulla struttura.

Nel frattempo il Senato di Berlino è tornato a discutere della possibilità di costruire case nella zona verde e in questi giorni non c’è giornale o radio berlinese che non rilanci il referendum, sempre con il medesimo risultato: niente cemento. E una associazione di cittadini si occupa di vegliare su Tempelhof.

Mentre pare chiaro che non ospiterà più la Internationale Gartenschau, esposizione internazionale sul tema dei giardini, piante, architettura del paesaggio, annessi e connessi, è ancora vivo il progetto per la costruzione di una nuova sede della biblioteca centrale (Zentral- und Landesbibliothek Berlin, in breve ZLB).

A differenza di molti berlinesi, di base non sono contraria al progetto: non foss’altro perché mi piace l’idea di concepire che un luogo di incontro e aggregazione di un quartiere sia una grande biblioteca pubblica e non un centro commerciale.

Dettaglio della Biblioteca di Filologia realizzata da Forster per la FU
Dettaglio della Biblioteca di Filologia realizzata da Forster per la FU

Ben venga la biblioteca, allora. A un patto: che non si produca un altro edificio poco funzionale e di una banalità disarmante come il Grimm-Zentrum della HU.

Tra le biblioteche che nel progetto berlinese fungono da ispirazione, oltre alla Openbare Bibliotheek a Amsterdam e la Bibliothek am Mailänder Platz di Stoccarda c’è anche la futuristica Seattle Public Library di Kolhaas, aperta nel 2004. Si tratta di una struttura luminosa di vetro e linee intersecate, con blocchi sovrapposti ai quali corrispondono i vari livelli della biblioteca, in armonia con il resto della città.

Come punto di riferimento c’è anche la nuova Birmingham Library dei nederlandesi Mecanoo Architecten, che dovrebbe aprire quest’anno ma non è molto chiaro se sarà veramente una bella opera (dai progetti l’interno sembra interessante, l’esterno meno: una scatola coperta di cerchi è pur sempre una scatola).

La nuova costruzione a Berlino dovrà dialogare, dal lato opposto, con l’edificio esistente dell’aeroporto. Solo un bel progetto moderno che non riprenda e non scompaia nella banalità può assolvere questo compito.

La nuova biblioteca di Tempelhof, insomma, dovrebbe mettersi nella scia della meravigliosa Staatsbibliothek di Scharoun e della Philologische Bibliothek di Forster.

Speriamo bene.

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2 pensieri su “La battaglia sull’aeroporto di Tempelhof

    1. Ci sarebbe spazio per la biblioteca, il centro congressi, un museo e chissà cosa altro… è ancora qualcosa come il terzo edificio più grande al mondo!
      Se avesse vinto il progetto di fare case nel verde, il terminal sarebbe diventato un grosso centro commerciale (per fortuna non sarà così).
      Intanto una gestione univoca dell’enorme spazio sembra irrealizzabile.

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