La banalità dello scandalo di Amazon.de

Circola anche in rete e la notizia è arrivata anche in Italia: un reportage del canale tedesco ARD, realizzato da Diana Löbl e Peter Onneken, ha posto in luce lo scandalo del lavoro temporaneo presso Amazon.de.

Di cosa si parla? Sotto Natale è normale che una ditta come Amazon abbia bisogno di lavoratori stagionali perché aumenta il traffico di affari. Quindi ci si rivolge agli Stati in crisi, con tasso di disoccupazione molto alto. Ad esempio la Spagna. Così Amazon pubblica offerte di lavoro, promettendo uno stipendio di 9,68 euro l’ora.

Poi arriva la risposta di Amazon ai candidati, laureati e qualificati nel loro paese d’origine, “non possiamo offrire un lavoro direttamente presso di noi”. Ma non tutto è perduto: ci si può rivolgere alla ditta di gestione delle risorse umane “Trenkwalder” con condizioni “più o meno uguali”. Direttamente a Bad Hersfeld si otterrà il contratto o tutte le altre informazioni. Arrivati in loco si ottiene però un contratto con condizioni tutt’altro che uguali. A partire dallo stipendio ridotto a 8,52 per turni di notte.

Perché Amazon non ha assunto direttamente i lavoratori e ha detto che le condizioni sarebbero state “più o meno le stesse”? I diretti interessati non rispondono.

Il sindacato tedesco ver.di, che si è occupato altre volte dei diritti dei lavoratori stranieri attirati in Germania, conosce bene la risposta e il fatto che nulla cambierà se non salirà una protesta, che difficilmente esplode tra i lavoratori stessi, troppo bisognosi di lavoro e di guadagno.

Inoltre, spesso nei loro paesi d’origine le condizioni di lavoro sono ancora peggiori, e quindi accettano il trattamento.

Ma non è tutto qui. I lavoratori stagionali sono ospitati lontano dal luogo di lavoro in hotel usati come residenze, economici nella bassa stagione. E qui controllati continuamente dagli uomini del servizio di sicurezza, tra i quali alcuni indossano abiti di associazioni bandite in Germania dal Parlamento e dagli stadi in quanto riconosciute come estrema destra, ovvero sono neonazisti.

Chi li disturba, siano lavoratori che protestano per i controlli o gli stessi giornalisti che conducono l’inchiesta, viene allontanato.

Interrogata anche su questo punto, Amazon non risponde.

Questa brutta vicenda offrirebbe spunto per parlare di mille cose. Dal mercato del lavoro fino alla funzione del giornalismo (quando ero in Italia, gli ultimi tempi non riuscivo più a vedere un programma molto bello, Report, perché mi veniva il mal di fegato. Non solo per il contenuto delle indagini ma perché il giorno dopo non succedeva niente).

Mi limiterò, tuttavia, a una cosa secondaria e piccola – come questo blog. Un dettaglio relativo alla mentalità (consumistica, capitalistica e “vincente”) che fomenta questo genere di cose.

Il punto è che tutto sommato la vicenda sembra piuttosto normale, banale. (Ovviamente con questo non voglio dire che la denuncia non sia giusta).

Che ci si aspetta se si offre o si vuole la merce velocemente e a basso costo? (Una delle frasi del reportage è “Wie weit darf billig gehen?”, ovvero “fino a che punto può andare il basso costo?”).

Ovviamente anche io ho ordinato libri su Amazon.de (a ricordarmelo è il loro costante invio di offerte via email). E mi sono stupita della rapidità di consegna. Una rapidità che tuttavia non era necessaria per me. Ho sempre pensato che ci vuole un buon anticipo per ordinare una cosa, soprattutto se è in un periodo di traffico intenso, come Natale. Ho sempre apprezzato i ristoranti che specificano che per ottenere alcune portate ci vuole più tempo. Siamo sicuri di volere tutta questa velocità? Se voglio un libro subito vado in libreria o in biblioteca. Se non c’è, significa che aspetterò. Pazienza.

Non sento altro che lavoratori chiamati a maggiore disponibilità perché tutto è urgente.

Eppure le parole “urgenza” e “emergenza” secondo me hanno un significato solo in ambito medico.

Cos’è tutta questa fretta e cosa ha prodotto di buono?

Per restare nel paragone, dopo lo slow food, ci vorrebbe un movimento per lo slow job. Ma tanto, quanto il primo, resterebbe una nobile nicchia.

Nelle fabbriche di Adriano Olivetti c’erano biblioteche per i lavoratori, che, tra le altre innumerevoli cose, avevano il diritto di allontanarsi liberamente dal luogo di lavoro se ne avevano bisogno.

Ma questo tempo, purtroppo, non ha minimamente il volto di Olivetti e non ha appreso nulla dalla sua lezione.

p.s.

L’aggiornamento odierno è che almeno il contratto con la società di sicurezza H.E.S.S. (un nome un programma) è stato rescisso.

E stamani in una intervista su Deutschlandfunk Hubertus Heil, un politico della SPD, dichiarava quanto emerso rispetto a Amazon solo la punta di un iceberg, che impone di rivedere nel complesso il lavoro a tempo in Germania, secondo il motto “per pari lavoro, pari stipendio”. Per ora, quindi, sembra che non sia rimasto tutto così com’è ma aspettiamo di vedere se, qualora con le prossime elezioni ci sarà un cambio di colori al potere, si cambierà la regolamentazione del lavoro a tempo.

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