Se nell’Ade serve la ceralacca

Tornata a nord con un bel febbrone non posso non riflettere, come sempre, sull’ultimo soggiorno italiano, così pieno di belle cose, tra nipoti, amici e certezze.

E l’incertezza della strana sensazione mi accompagna sulla casa vuota che ho lasciato a nuovi inquilini e alla loro felicità.

Ma alla fine il vero mistero è: perché per registrate il contratto d’affitto devo mettere un bollo da 14, tot euro ogni 4 pagine, come se servisse ancora la ceralacca? Poi pagare con F23 e sigle misteriose, farmi aiutare da un avvocato per compilare, calcolare e redigere, e infine passare quasi 5 ore all’Agenzia delle entrate tra file e connessione internet che salta, per evitare di affittare a nero?

Sono convinta che se stipulare un contratto d’affitto in Italia fosse più facile, il numero degli affitti in nero diminuirebbe veramente. Ma no, stiamo ancora con la ceralacca.

(Mi giunge notizia che chiedendo un pin che arriva via posta il 15 giorni si può fare anche la registrazione online ma ne ho resoconti poco entusiasmanti e io non avevo 15 giorni).

Intanto la sala d’attesa dell’agenzia delle entrate, un ameno posto dove Roma lascia il posto a colline e campi, era piena di gente malaticcia, proprio come me ora. Sarà un caso che la sigla di quel posto infernale è “Ade”?

E io che stasera volevo andare al concerto di un bravo gruppo italo-berlinese, presso “Al Hamra” a Prenzlauer Berg, alle 21.

Mi toccherà limitarmi ad ascoltarli qui, imbottita di paracetamolo, appena comprato nell’Apotheke sotto casa, insieme a una spray antroposofico che mi ha consigliato la farmacista (mi ha chiesto se volevo questo o qualcosa di chimico, con l’aria di chi mi avrebbe cacciato dalla farmacia se avessi optato per la seconda idea. Come potevo dirle che avrei preferito inalare il gas di scarico della centrale nucleare pur di stare bene?).

Non mi resta che sperare che che Rudolf Steiner avesse ragione…

Buon Feierabend a tutti.

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5 pensieri su “Se nell’Ade serve la ceralacca

      1. Forse devo rettificare: dopo tre giorni di spray antroposofico, timo, shiitake con l’aglio (raro privilegio da single), zenzero, limone, miele, riposo – e solo perché non avevo il rum in casa non ho potuto aggiungere ad antroposofia e ayurveda anche la sapienza marinara con un bel grog – l’influenza è passata.
        O forse è fuggita.

  1. leggo adesso che stai meglio, bene!
    Ho appena riconfigurato la connessione sul pc, passata al nuovo gestore.
    Funziona, mi devo preoccupare, avrò sbagliato certamente qualcosa e al prossimo avvio non funzionerà più, giusto?
    Ti dico la verità il ricorso allo spray antroposofico (ho fatto ricerche per capire di cosa potesse trattarsi, ero proprio ignorantissima in materia!) non mi aveva molto convinta, per questa influenzona che gira…
    Ma certo affiancato ad aglio zenzero e miele ha messo davvero in fuga i germi, l’ambiente era diventato veramente ostile per proliferare!!!

    1. Come si sarà capito ci credevo pochino pure io, anche se normalmente non amo prendere farmaci chimici e non ne sono una grande consumatrice (per mia fortuna, ché non ho grandi problemi). Ma in fondo per un soggetto più o meno sano l’influenza ha bisogno di riposo e fare il suo corso, tanto meglio se non si ricorre alla chimica. Appena ho tempo dovrò studiarmi un po’ Steiner e soprattutto la sua grande presa quassù!

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