L’arte come memoria e le radici lontane dell’ebraismo europeo

Il 27 gennaio è il giorno della memoria per le vittime dell’olocaustro e ho l’impressione che ce ne sia più bisogno in Italia che qui. Perché, anche se a Berlino sciaguratamente non mancano alcuni gruppi neonazisti (il che solleva un problema sociale ben presente all’opinione pubblica e ai politici), io quassù non ho mai visto scritte antisemite o svastiche sui muri, cosa che purtroppo non manca nella capitale italiana, dove non sembra fare scalpore, esattamente come le altre mancanze di civiltà.

La memoria dell’olocausto a Berlino è ben presente nelle teste delle persone così come negli Stolpersteine, nella cupola splendente della Neue Synagoge, nei cimiteri ebraici (come quello di Weissensee), nella sinagoga di Prenzlauerberg e nei tanti monumenti e targhe sparsi in città.

“In questo posto si trovava il primo pensionato per anziani della comunità ebraica berlinese. Nel 1942 la Gestapo lo trasformò in un centro di raccolta per cittadini ebrei. 55000 ebrei berlinesi, da lattanti a anziani, vennero deportati e brutalmente uccisi nei campi di concentramento di Auschwitz e Theresienstadt. Non dimenticatelo mai. Rifiutate la guerra. Custodite la pace”
“In questo posto si trovava il primo pensionato per anziani della comunità ebraica berlinese. Nel 1942 la Gestapo lo trasformò in un centro di raccolta per cittadini ebrei. 55000 ebrei berlinesi, da lattanti a anziani, vennero deportati e brutalmente uccisi nei campi di concentramento di Auschwitz e Theresienstadt. Non dimenticatelo mai. Rifiutate la guerra. Custodite la pace”

Tra tutti, oggi vorrei ricordare il monumento che trovo più suggestivo: la scultura “Der verlassene Raum”, “la stanza abbandonata”, a Koppenplatz. Si tratta di un’opera del 1991 ideata dallo scultore Karl Biedermann insieme a Eva Butzmann, architetto paesaggista. Un insieme tanto semplice quanto potente, che racconta più di molte parole.

Der verlassene Raum
Der verlassene Raum

Per proseguire la passeggiata si può scendere su Große Hamburger Straße e vedere l’istallazione di Christian Boltanski del 1990 “The Missing House”: anche qui un’assenza, quella di un palazzo cancellato dalla guerra come le persone che lo abitavano, in gran parte ebrei (siamo nel “falso” Scheunenviertel).

L'istallazione di Boltanski
L’istallazione di Boltanski

E arrivare infine al più antico cimitero ebraico di Berlino, distrutto dai Nazisti e usato poi come fossa comune per i berlinesi morti sotto i bombardamenti. È stata ripristinata solo la tomba di Moses Mendelssohn (1729-1786) filosofo dell’illuminismo ebraico e di quello tedesco.

Ancora un’assenza, uno spazio lasciato vuoto, che pesa e conta come memoria presente.

Friedhof

Per chi è a Roma, invece, consiglio una passeggiata a Ostia antica per la settima edizione di Arteinmemoria, a cura di Adachiara Zevi, con le opere di Alice Cattaneo, Sigalit Landau, Hidetoshi Nagasawa, Michael Rakowitz esposte presso la sinagoga di Ostia antica (viale dei Romagnoli 717, dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17-  per info 06.56358099).

Ciò che accomuna questi eventi è che in entrambi i casi l’arte si fa vettore potente della memoria e in entrambi i casi emerge appieno il radicamento secolare della comunità ebraica, a Roma così come a Berlino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...