Fede amore speranza (secondo Horváth e Marthaler)

Ieri sera ho assistito a uno spettacolo da raccomandare:  “Glaube Liebe Hoffnung” (“Fede amore speranza”) di Ödön von Horváth, per la regia di Christoph Marthaler, che in questi giorni è di scena alla Volksbühne di Rosa Luxemburg Platz.

Si tratta della storia di Elisabeth, che per pagare vecchi debiti e ottenere una licenza come rappresentante viaggiatrice, ha bisogno di 150 marchi. Per trovare il denaro chiede di vendere il proprio corpo all’istituto di anatomia, che potrà utilizzarlo per scopi scientifici dopo la sua morte. La richiesta viene rifiutata ma un preparatore le presta il denaro, credendo che lei intenda uno Zollinspektor, quando la ragazza dice di essere figlia di un Inspektor. Lo stesso preparatore, tuttavia, scopre di essersi sbagliato: l’Inspektor in questione è solo un ispettore di assicurazioni. Così la denuncia per truffa, facendola finire in carcere. Più tardi, l’agente di polizia Alfons Klostermeyer rivede in Elisabeth la sua moglie morta e per questo se ne innamora e versa 20 marchi a settimana alla ragazza, in attesa di sposarla. Saputo che Elisabeth è stata in carcere la lascia, temendo che il fatto possa influire negativamente sulla propria carriera. Elisabeth, ridotta alla fame, non vede altra via d’uscita che gettarsi in acqua. Tratta in salvo, muore di sfinimento.

La pièce porta come sottotitolo “una piccola danza della morte in cinque quadri”, con esplicito riferimento alle Danze macabre (delle quali si ha, a Berlino, un esempio nella Marienkirche), ed è tratta da una storia vera, raccontata a Horváth a Monaco dal giornalista giudiziario Lukas Kristl. Nel XX secolo, dunque, la morte non ha smesso di danzare tra il popolo, secondo Horváth, il quale sosteneva che tutte le proprie opere avrebbero potuto avere come titolo “fede speranza amore”. La vicenda di Elisabeth assume dunque un valore rappresentativo per la poetica dello scrittore, nato ungherese, di lingua tedesca e morto a Parigi (colpito da un albero durante un forte temporale) dopo l’esilio dovuto alla censura Nazista.

Per “Fede speranza amore” era prevista una prima a Berlino, nel 1933. L’ascesa di Hitler al cancellierato, tuttavia, rese impossibile la messa in scena. Le opere di Horváth furono proibite e l’autore lasciò Berlino, prima per Vienna e poi per Parigi.

Senza tuttavia essere dimenticato: secondo Handke la grandezza di Horváth è superiore a quella di un altro cantore del popolo e delle ingiustizie, Brecht, poiché Horváth è esente da manierismo, e nel disordine ha saputo esprimere al meglio malvagità, angoscia e confusione della società.

Marthaler rende bene la vena comica che emerge nella tragedia, proprio in quanto tragedia. Così canzonette note a tutti possono intervallarsi al rimbombare di Chopin, creando un perturbante ridicolo.

Proprio come i personaggi del testo vedono sempre due Elisabeth, il regista svizzero ne mette in scena due, interpretate da Sasha Rau e Olivia Grigolli. Fino alla bellissima moltiplicazione delle figure nel momento del tentato suicidio.

Le tre virtù teologali vengono esposte in un ordine differente da quello enunciato nella  Prima lettera ai Corinzi (13,13). Un cambiamento che potrebbe essere insignificante ma che forse è anche il segno del sovvertimento delle virtù stesse, annientate nella vicenda di Elisabeth, che di fede amore e speranza è priva. Ed è vuota forse soprattutto proprio per la duplicazione della protagonista: non c’è virtù teologale che tenga se il singolo non è riconosciuto per quello che è e non per qualcosa che si voglia vedere in lui. O forse è nella natura stessa delle tre virtù quella di oltrepassare il singolo, che non può cercare di ottenerle ma solo averle per grazia ricevuta.

E decisamente, nel mondo raccontato da Horváth-Marthaler della grazia non c’è traccia. Fede e amore sembrano assenti, sostituite piuttosto dalla ricorrere dei termini Irrtum e Betrug, errore e inganno.

Senza fiducia e senza amore, anche la speranza, sia pure da ultima, come tradizione vuole, non può che scomparire – e la vita, come dice il poliziotto, senza fede speranza e amore, non ha senso.

Ma la speranza di una ascesa è negata fin dalla prima scena pensata da Marthaler, con una scala che vede inevitabilmente e progressivamente rompersi i pioli.

L’orologio che segna le ore dall’alto, segna ore inesistenti (ad esempio 92:37) nel quarto quadro, nell’unico momento di apparente felicità condivisa tra Elisabeth e Alfons.

Nel momento della morte, dopo la confessione amara di aver cercato di uccidersi non per l’abbandono da parte di Alfons ma perché non aveva nulla da mangiare, le due Elisabeth si possono finalmente ricomporre in uno, nell’individuo. Mentre il poliziotto, così come tutti gli altri, continua a vedere solo se stesso, il proprio “non avere fortuna”; e l’uomo più in alto nella società muore infettato dal contatto con i cadaveri: nella versione di Marthaler, infatti, i personaggi più in alto nella scala sociale, ovvero il capo-preparatore, l’ispettore capo e il procuratore, sono interpretati dallo stesso attore, e quindi la setticemia uccide metaforicamente tutti.

Tuttavia, proprio come nelle Danze macabre, la morte danza con tutti, come sa bene il Buchhalter che con le parole del Magister Martinus von Biberach, telogo morto nel 1498 – parole che Lutero definiva “la rima dei senza dio” – afferma : “Ich lebe, ich weiß nicht wie lang, / Ich sterbe, ich weiß nicht wann, / Ich fahre, ich weiß nicht wohin, / Mich wundert, daß ich so fröhlich bin” (“vivo, non so quanto a lungo, muoio, non so quando, viaggio, non so verso dove, mi meraviglia che io sia così allegro”).

Il direttore d’orchestra, recluso da Marthaler nel suo golfo mistico, chiude la vicenda affermando “Wir haben keinen Staat mehr, wir bilden nur mehr einen Gesangsverein” (“non abbiamo più uno stato, formiamo solo un coro”).

Un coro di voci singole che fa parte di una orchestra disumana (in senso proprio: non sono esseri umani quelli che occupano le sedie davanti ai leggii ma ripetitori).

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3 pensieri su “Fede amore speranza (secondo Horváth e Marthaler)

    1. Grazie! Mi fa molto piacere sapere che anche a te è piaciuto lo spettacolo. Spero di poter vedere e consigliare presto qualche altra opera di Marthaler (e di riuscire a vedere prima o poi qualche tua opera! Ho visto il sito: complimenti!!).

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