I 50 anni di Gropiusstadt

Gropiusstadt è un quartiere a sud est di Berlino, dalle dimensioni di una città nella città. È figlio del bisogno di case moderne, funzionali e economiche, che caratterizzava la città nel dopoguerra, quando la situazione abitativa in città era drammatica.

Il nome iniziale di questo nuovo quartiere città doveva essere BBR, dalle iniziali dei quartieri confinanti di Britz, Buckow, Rudow, tuttavia, poiché il progetto iniziale del 1060-1961 (in gran parte disatteso), era di Walter Gropius, assunse poi il nome di Gropiusstadt, letteralmente “la città di Gropius”.

Alcuni palazzi a Gropiusstadt
Alcuni palazzi a Gropiusstadt

Nell’idea d Gropius, celebre fondatore del Bauhaus, il quartiere doveva rappresentare un modello di insediamento a bassa densità, con l’80% dei palazzi a 2-4 piani, alcuni di forma circolare, e di costruzioni più alte nella lunga fascia verde centrale dove si trova la U-Bahn. Le differenti abitazioni sarebbero state destinate a differenti strati sociali, che dovevano coabitare. A guidare l’idea era il motto “Licht, Luft und Sonne”, ovvero “luce, aria e sole”, ma anche l’idea, tipica di quegli anni: “Urbanität durch Dichte” (civiltà attraverso la densità).

Successivamente, tuttavia, anche a seguito della costruzione del muro, si vollero aumentare le unità abitative da 16.400 a 18.900. Il progetto venne ampliato da Wils Ebert e 14 collaboratori, senza che Gropius fosse informato dei cambiamenti, se non sporadicamente.

A oggi di Gropius resta solo il semicircolo IDEAL-Hochhaus.

Un pannello informativo con una immagine dall'altro del quartiere. A destra dettaglio dell'edificio semicircolare di Gropius
Un pannello informativo con una immagine dall’alto del quartiere. A destra dettaglio dell’edificio semicircolare di Gropius

Nel frattempo, proprio mentre ne sorgevano altri a Berlino, come lo Hansaviertel (1957-1960) o il Märkisches Viertel (1963-1974), i quartieri satellite ad alta densità abitativa, le Großsiedlungen, diventavano simbolo di costruzioni disumane, abitate perlopiù da strati bassi della popolazione e non esenti da problemi sociali.

L’autrice del romanzo “Noi ragazzi dello Zoo di Berlino”, Christiane F. (Felscherinow), dall’età di sei anni visse nel quartiere e ne raccontò in seguito il disagio.

Nel 1986, con grossi investimenti, si decise di migliorare la situazione, curando il verde pubblico secondo il piano originale di Gropius e costruendo luoghi di aggregazione sociale che permettessero una “vita di quartiere”, laddove la struttura dei palazzi sembrava impedirla.

Nel 2011-2012 si è deciso di costruire ancora nella parte a est, per opera degli architetti Bernd Albers, Regine Leibinger, Christoph Mäckler.

Il plastico della parte a est: in bianco i palazzi originali, in grigio i nuovi fabbricati
Il plastico della parte a est: in bianco i palazzi originali, in grigio i nuovi fabbricati

Tutta la vicenda è ora documentata in una interessante mostra gratuita presso il centro commerciale Gropius Passagen (la fermata della U7 Johannisthaler Chaussee conduce direttamente all’interno). Fino al 27 gennaio si può ammirare tutta la storia del quartiere nei chiarissimi pannelli illustrativi e conoscere il presente del quartiere nelle testimonianze proiettate in uno spazio apposito vicino al plastico dell’ampliamento.

La mostra è stata ideata da Frank Bielka, con a collaborazione di Romana Schneider e la consulenza scientifica di Hans Stimmann.

Una bella occasione per cominciare a conoscere meglio questa parte della città, andando oltre i consueti confini di visita e ampliando le vedute sulla multiforme capitale tedesca.

Anche questa è Berlino.

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