Nel nome del pane, guerra agli svevi!

Chi ha inventato il fenomeno Prenzlauerberg (o meglio Prenzelberg)? Gli svevi! Chi  ha fatto conseguentemente alzare il costo degli affitti? Gli svevi! Chi impedisce agli abitanti originari di restare nel proprio quartiere? Gli svevi!

E così via.

Certe volte ho l’impressione che, mutatis mutandis, la leggenda metropolitana berlinese contro gli svevi abbia qualcosa in comune con quella sui cinesi a Roma (i cinesi che colonizzano l’Esquilino, i cinesi che non muoiono mai, che scacciano i commercianti storici, etc.).

Passi per le sempre più numerose insegne Schwäbische Bäckerei (forno svevo), la gentrificazione in salsa bio e gli hipster con i ciuffi e gli occhiali fuori moda.

Ma ora gli svevi a Berlino hanno superato il limite: la Schrippe è una Schrippe e non un Weckle.

Di che si tratta? Del tipo di panino più semplice, per intenderci: quello che a Roma è una rosetta, a Milano una michetta, nel mio paese d’origine una pagnottina, e chissà quante altre variazioni regionali.

In Germania a Amburgo e dintorni è Rundstück (per la forma rotonda), in Sassonia e in Baviera è Semmel (dal latino simila, farina di grano), in Baden-Wüttenberg e dintorni è, appunto, Weckle, in Franconia Kipfle, e a Berlino è Schrippe (da schripfen, che significa segnare con un coltello, proprio come sulla superficie del panino) – a meno che non sia di segale, nel qual caso è uno Schusterjunge.

Anche nel francese ciò che a Parigi è un petit pain, per i francofoni belgi è un pistolet.

Pare insomma che ogni frangia di popolazione abbia il proprio termine per quello che forse è il cibo più semplice.

E guai a toccare questo termine.

Per di più l’abitudine al diminutivo in “-le”, che si ritrova in Weckle, è propria del sud della Germania. A nord il diminutivo è in “-chen”, per cui “panino” è “Brötchen”. Tanto quanto a nord non si chiede “scusa” con  “Verzeihung” ma con “Entschildigung”.

La contrapposizione è forte almeno quanto quella tra Roma e Milano sul temine “cornetto”: provate a chiedere “cappuccino e cornetto” all’ombra della Madonnina e vi verrà dato quello algida, perché l’altro è una brioche. O la buffa contrapposizione tra Roma e Napoli sulla pizza con le acciughe (che a Roma è una “Napoli” e a Napoli è una “romana”).

La soluzione?

Ho sentito per radio uno svevo che, per portare la pace tra berlinesi e svevi, proponeva ironicamente il termine “Schripple”.

(Mentre continuo a consigliare a tutti di imparare anche un po’ di dialetto berlinese, già immagino la scena, con una “Latte-Macchiato-Mutter” che chiede al fornaio: “Isch hätte gern zwei Weckle, ehm, Verzeihung, zwei Schripple…”).

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6 pensieri su “Nel nome del pane, guerra agli svevi!

  1. anche in alto adige compravamo “semmel”!
    se ci pensi anche i pesci hanno nomi diversissimi a seconda delle regioni dove vengono pescati (intendo anche nello stesso paese, vedi lo sgombro-maccarello-lacerto…) perchè battezzati dai pescatori, in base ai loro dialetti, alle loro origini…
    ma a me sembra bellissima questa varietà linguistica che deriva dai dialetti! Certo, bisogna evitare incidenti “diplomatici” ma come mi dispiace quando un termine dialettale viene abbandonato a favore di uno imposto o più modaiolo…
    Lunga vita alla PAGNOTTINA, sintetizzerei!
    E diciamo pane al pane, e vino al vino. (in tutti i modi che vogliamo, ovvio…!!!)
    (ma poi chi sarebbero questi Svevi? Da dove verrebbero? ma la Svevia esiste ancora!?!)

    1. Gli svevi sono gli abitanti del Baden-Wüttenberg, nel sud-ovest della Germania, sempre più numerosi a Berlino e soprattutto a Prenzlauerberg. In effetti il tedesco del Nord Italia credo sia molto imparentato con austriaco e bavarese. Un intrico di dialetti e sfumature che mi affascina qui come in ogni paese!

  2. Il confronto però con i i cinesi che hanno colonizzato l’Esquilino non vale…magari fossero svevi e comune concordo: lunga vita alla pagnottina e, perdonatemi, abbasso michette e brioches…

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