Case e caste

Nel recente viaggio in Indonesia mi sono trovata a riflettere su molte cose e di alcune mi ero ripromessa di parlare. Per esempio del fatto che a Bali chi piange a un funerale non può avvicinarsi alla salma, perché si crede che l’anima del morto non debba avere il peso di qualcuno ancora troppo legato. Per lo stesso motivo ogni saluto deve essere accompagnato sempre solo dal sorriso, per rendere più facile la partenza a chi va via (e chi meglio degli espatriati può apprezzare questa usanza?).

Mi colpì molto anche una tradizione per la quale le mogli bagnano il viso e la mano del marito prima che questo varchi la soglia di casa rientrando la sera, in modo da lavar via e lasciar fuori ciò che è negativo, non ultimo lo stress accumulato con la giornata di lavoro (sì, sì, ormai lavorano anche le donne e a loro non lo fa nessuno: probabilmente sono capaci da sole di lasciar fuori lo stress, rientrando).

Poi c’è una cosa che stupisce sempre gli “occidentali”, ovvero la presenza delle caste (sebbene il sistema in Indonesia sia più moderato che in India, non foss’altro che perché non esistono i “senza casta”).

Nel Sud Sulawesi le caste si possono leggere facilmente sulle case: possono essere segnate con un numero di righe che varia da uno a tre su una specie di frontone della casa, oppure dedotte dalla quantità di decori (e di corna di bufalo) sulla facciata. Così, mi spiegava la guida locale, quando si va a chiedere in sposa una ragazza si sa già quanto questo sarà caro (perché è lo sposo che paga i genitori della sposa e non viceversa).

Proprio mentre stavo lì a stupirmi, tuttavia, mi è venuta in mente una discussione avuta poco prima di partire con un giovane studente di architettura a Berlino. Io sostenevo che non trovavo male i Plattenbauten di Lichtenberg e Marzahn, certo meglio delle periferie romane, ad esempio. Non so bene come siano gli appartamenti all’interno ma se a fronte di un grande palazzo si ha poi una zona verde intorno, ben servita e attrezzata, ad esempio con spazi per i bambini, non mi sembra una cattiva soluzione. Vedevo però che lui cominciava a storcere il naso, finché non mi ha spiegato che da bambino lui viveva esattamente in un quartiere del genere, a Monaco. E questo faceva sì che la sua famiglia fosse subito identificata da tutti come una famiglia povera.

I Plattenbauten di Marzahn
I Plattenbauten di Marzahn

Forse io non ho sentito questo tipo di bollo sociale perché sono cresciuta in un paesino (semmai il bollo poteva essere allora proprio quello di “provinciale” che faceva sentire un po’ in soggezione nei confronti dei “cittadini”), o forse c’era comunque un po’ di pregiudizio, nei confronti di quel bellissimo centro storico – le case vecchie – che poi è andato svuotandosi a favore di una brutta ma “moderna” (o presunta tale) periferia e a vantaggio di lungimiranti “forestieri” che hanno comprato e ristrutturato le belle case del centro storico.

Ma se ci si può sentire anche qui marchiati socialmente per il quartiere e il tipo di palazzo dal quale si proviene, cosa c’è poi da stupirsi delle caste indonesiane?

Marzahn

Annunci

4 pensieri su “Case e caste

  1. ho fatto considerazioni simili sabato scorso. per questioni di lavoro sono dovuta andare fino al capolinea del bus 703, che parte da Eur Fermi. ho percorso tutta la laurentina, e con stupore ho visto che sul bus con me c’erano ragazzi che tornavano a casa da scuola. abitano ai confini di roma, serviti da un bus che parte ogni 30 min e che fa fermate sulla laurentina (che sembra un’autostrada, senza marciapiede). in quella zona servirebbe la costruzione della metropolitana e di mezzi su ruote. chi abita così relegato ai margini è già discriminato. hai proprio ragione!

  2. Mi chiedo adesso quale sia il sogno edilizio di quello studente di architettura…
    Il villino bifamiliare immerso nel GOLF che va di moda qui? La casa sulla cascata per tutti?
    E invece per me hai ragione tu, il guaio non è l’edilizia intensiva, che ha molti vantaggi, il guaio sono le infrastrutture che mancano, il verde senza manutenzione (o che non c’è proprio)…
    per quello servono più bravi urbanisti e meno archistar, lo dico sempre!
    (io che sono una volgare “tubista” laureata, come mi definì un’amica, visto che mi sono sempre occupata più che altro di impianti a servizio dell’architettura)
    Ma se rinasco (e se ci ricasco a studiare architettura), voglio un master in sociourbanisticaetica o qualcosa del genere…
    E da stasera secchiate d’acqua in faccia al marito che rientra, che per annientare lo stresso romano serve un vero GAVETTONE, altro che carezza bagnata…!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...