Se arriva il freddo

Ieri alla radio non facevano che dire che sarebbe stato l’ultimo giorno di buon tempo, di questo sprazzo di autunno incredibilmente mite. Lo ripetevano con tale convinzione che non mi è rimasto altro che scendere, salire in bici, e godermi il fatto che il raffreddore è passato e sono di nuovo qui.

Solo un giretto, mi ero ripromessa. Ma già che c’ero ho avuto la curiosità di vedere com’è il Pankeweg adesso. E così sono finita sul mio solito cammino, che ho lasciato appena un po’ dorato più di un mese fa e ora si è mostrato tutto spoglio ma ancora bellissimo.

Ho perso il momento più bello di fogliame variopinto – d’altra parte ero in un posto straordinario, non mi lamento – ma ora respirare forte l’odore di sottobosco sulle rive della piccola Panke era imperdibile. Mi ha fatto ripensare a uno dei più bei ricordi dell’infanzia, le poche volte in cui sono andata nel bosco, anzi nella “macchia”, con mio padre per cercare i funghi o il muschio per il presepio (quando raccogliere funghi e muschio era legale e semplice).

In questo periodo così incerto è stato corroborante riempirmi i polmoni di quel profumo e lasciare che un po’ di fango schizzasse dalle ruote della bicicletta, nel silenzio umido del parco.

Poi, dopo un lungo pomeriggio in biblioteca, nelle Arkaden di Potsdamer Platz ormai deserte sono stata travolta dalle luci di Natale, che mi fanno sentire sempre un po’ come la fiammiferaia della tristissima favola che ascoltavo da bambina. Ma addentando un panino con i gamberetti del Mare del Nord, appena preso al mercato allestito sulla piazza, ogni anno uguale, e come ogni anno un po’ inutile, mi sono sentita felice.

Venga pure il freddo ora, siamo pronti.

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Un pensiero su “Se arriva il freddo

  1. Ricordo che a tutti piaceva andare a funghi alla macchia col babbo, salvo poi provare la “sindrome di Pollicino” quanto, per non farci scapicollare nei punti più pericolosi del bosco il suddetto babbo ci lasciava in un posto sicuro dicendo “aspetta qui non ti muovere che torno subito”. Si vabbè subito…soli nel bosco “fermi lì” era un’eternità anche 5 minuti d’orologio…con mille domande “tornerà il babbo? arriverà il lupo cattivo? come posso tornare a casa da sola?…etc.etc…”.
    Esperenza sicuramente formativa nella vita per non provare mai più la sensazione di abbandono (ovviamente il babbo tornava sempre) ovvero per diventare dei grandi ansiosi…. Forse per entrambi i risultati.

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