La scodella di Carver

Ci sono frasi, immagini, situazioni e sprazzi di esperienza che sembrano restare impigliati nella memoria, senza che ne sia veramente chiaro il motivo. Cose apparentemente di poco peso, salvo poi scoprire che hanno segnato a fondo il tratto di vita dopo di loro, molto più di quanto si creda.

Di passaggio nella casa a Roma, dove sono rimasti tutti i miei libri, posso finalmente ritrovare una poesia che rientra tra le cose che non riesco a togliermi dalla mente, un po’ come la frase di Baldoni di cui ho già parlao.

È nel libro di Raymond Carver “Racconti in forma di poesia”, edito da minimum fax con la traduzione di Riccardo Duranti e una malinconica illustrazione di Tommaso Medugno.

Ovviamente trovo subito il segnalibro lasciato alla sua pagina, tredici anni fa  – come se fosse ieri, anche se il prezzo sul libro è in lire.

Costruendo un presente a Berlino, che come futuro proprio non mi aspettavo, mi risuonava continuamente in testa l’immagine di passare dalla portiera di una macchina a un’altra, e del poco che avevo per cominciare pensavo esattamente come della scodella vuota di Carver.

Ecco: certe volte una scodella vuota vale più di un servizio completo, solo perché la sentiamo nostra, come piccoli ricordi che segnano misteriosamente l’andamento della vita.

Quando si è a un bivio, ed è qui che mi sento, si prova una grande stanchezza e anche paura. Quando verrà il domani, con tutti i suoi fronzoli, spero di scoprire che una qualche scodella vuota mi ha guidato verso la portiera giusta, e spero di averne seguito il richiamo, senza aver ceduto alla stanchezza e alla paura.

 

Tomorrow

 

Cigarette smoke hanging on
in the living room. The ship’s lights
out on the water, dimming. The stars
burning holes in the sky. Becoming ash, yes.
But it’s all right, they’re supposed to do that.
Those lights we call stars.
Burn for a time and then die.
Me hell-bent. Wishing
it were tomorrow already.
I remember my mother, God love her,
saying, Don’t wish for tomorrow.
You’re wishing your life away.
Nevertheless, I wish
for tomorrow. In all its finery.
I want sleep to come and go, smoothly.
Like passing out of the door of one car
into another. And then to wake up!
Find tomorrow in my bedroom.
I’m more tired now than I can say.
My bowl is empty. But it’s my bowl, you see,
and I love it.

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