L’inventore della stenografia

Non so se nelle scuole italiane si studi ancora la stenografia. Chi è della mia generazione (o di una precedente), però, sa sicuramente che sto parlando di quel particolare tipo di scrittura che permette di prendere appunti o trascrivere conversazioni in maniera particolarmente veloce.

Ci sono molti differenti sistemi di scrittura stenografica.

Il più famoso è quello di Franz X. Gabelsberger, che venne adottato da Enrico Carlo Noë per l’italiano.

Un altro è quello inventato da Leopold A.F. Arends, nella cui tomba mi sono casualmente imbattuta nel cimitero su Liesenstraße, a poca distanza da quella di Fontane.

Vedere la scritta stenografata sulla lapide mi ha fatto ricordare la fatica che tanti studenti italiani facevano per impararla obbligatoriamente in alcuni istituti superiori.

Io per mia fortuna non l’ho studiata, sarei stata una pessima stenografa con la mia calligrafia disordinata. Tuttavia sono sempre stata un po’ affascinata da questa scrittura misteriosa.

(Tutti quelli che si tatuano parole a caso, che non sanno leggere, con ideogrammi di vario genere, potrebbero anche farsi stenografare qualche frase. Tutto sommato lo troverei più originale).

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4 pensieri su “L’inventore della stenografia

  1. sììììì la stenografia!!! Materia ansiogena ma meno della dattilografia!! Io da ragioniera d’antan l’ho studiata, eccome, mi piaceva pure ed incredibilmente non l’ho dimenticata!
    altro che lucchetti ai diari segreti: agli studenti di ragioneria (volenterosi) sarebbe bastato (mi sa che ora non si studia più!!!) appuntare amori e pensieri stenografandoli, per renderli illeggibili ai genitori.
    a tatuarsi cose stenografate non ci avrei pensato, ma sarebbe un’idea molto originale, considerando che tanti si tatuano ideogrammi di cui non sanno il significato solo perchè fanno “fico”… Io sullo zaino di un compagno alle superiori avevo dovuto copiare (perchè ero precisina) una scritta presa dagli stuzzicadenti. magari significava “Non rovina le gengive grazie alle punte arrotondate”. Ma vuoi mettere che effettone grafico?!?

  2. Ciao! Anch’io appartengo alla generazione di quelli che hanno ‘pianto’ sulle fatiche della stenografia (ho studiato il sistema Meschini) e della dattilografia, su quelle macchine da scrivere che oggi appaiono preistoriche. Però riuscivo, ero proprio brava – ( memorabili i campionati nazionali!) sono contenta di averlo fatto, mi ha consentito un’ autonomia di lavoro che altri non avevano, ed oggi ho ripreso in mano la stenografia, per prendere appunti più facilmente, o anche solo per mio diletto. La mano ha ripreso da sola i vecchi tratti, è bastato riguardare un mio vecchi libro, che soddisfazione! Come tutte le cose che cominciano a diventare ‘antiquariato’ hanno il fascino dell’ esclusivo e, diciamolo, della nostra gioventù.
    Domanda: la scritta in alto a destra di questa pagina “Es ist nicht aller Tage Abend” sta per: “non è sempre sera” ? o che altro? grazie,
    Bruna.

    1. Ti invidio un po’ per la conoscenza della stenografia, che trovo così affascinante e elegante (non voglio neanche portare il paragone con gli orribili sistemi di abbreviazione della scrittura “digitale” intrisi di K…).
      La scritta in alto a destra è il mio detto preferito in tedesco e significa “non è la notte di tutti i giorni”. questa idea di pensare che c’è sempre un nuovo giorno in arrivo mi piace, perché è carica di una speranza disincantata che si nutre dell’apertura verso il domani.
      la versione corretta del detto, in realtà, diche che non è “ancora” (“noch”) la notte di tutti i giorni ma quell’ancora che ne mette in conto una non mi è ma piaciuto e nella mia versione (e visione) non c’è…

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