Distrazioni in partenza

È più forte di me. Partire da Berlino mi fa venire il groppo in gola.

Forse perché sono cresciuta in un posto in cui il canto popolare più famoso recita “sempre mi trema il cor quando ci vai, perché ho paura che non torni mai”.

Forse perché sono impastata di Sehnsucht e non posso farci niente: per quanto adori viaggiare, ogni partenza è accompagnata da malinconia. E ogni volta che lascio un posto che amo temo di non tornarci, anche quando ormai c’è il mio nome sul campanello.

Ad Alexanderplatz mentre aspetto il Regio vedo costruire una gru giusto a fianco del Fernsehturm. Forse al ritorno avranno già tirato su il palazzo. Spero che non copra il Rotes Rathaus: mi piace vedere questa  prospettiva mentre aspetto il treno per l’aeroporto .

Poi il treno parte, puntuale, e puntuali sfilano gli ultimi scampoli di città, nel vagone il silenzio, salvo due greci dall’aria allegra che non sanno che stanno parlando decisamente a voce troppo alta pur sedendo vicini.

Quando arriva il gatto beffardo del KaterHolzig capisco che devo rimandare indietro il groppo e ridere con lui.

Rummelsburg con le facciate storte mi fa pensare a quando ho accompagnato in aeroporto una coppia che avevo guidato in giro per la città per tre giorni: ancora parlavo, ancora cercavo di far notare qualche angolo della mia amata Berlino, ancora volevo raccontare qualche dettaglio – e già avevo un po’ di nostalgia, perché anche quella era una partenza.

Poi la Sprea si allarga e le foglie coloratissime dell’autunno brandeburghese mi fanno pensare che da tempo progetto un pedalata a Schönefeld fino al Café Moin Moin, giusto così, per vedere che cos’è a sud quest’angolo di nord-ovest a est. Ma quando tornerò forse sarà troppo freddo per tanti chilometri.

Intanto penso che quando si vive all’estero arriva un punto in cui si confondono le parole “parto” e “torno”: all’inizio tornare è tornare in Italia, a un certo punto “tornare” è tornare quassù.

A quel punto la domanda “da dove vieni?” comincia a mettere in imbarazzo e a esigere una risposta lunga e articolata: “vengo da Roma, però non sono nata lì, anche se ora sono romana, però ora in realtà vivo a Berlino”. Perché spostando l’asse altrove all’improvviso acquista importanza la radice originale, quella dove ho imparato che le partenze fanno sempre tremare il cuore, e si ha bisogno di dichiararla, dire “vengo da Roma” non basta più, è  ancora più vago che dire “dall’Italia”.

E mi ritorna in mente una serata tra espatriati a Parigi (o forse era a Reggio Emilia per la riunione dei dottorandi al Banfi?): ci si chiedeva “da dove vieni” e un ragazzo con un fortissimo accento siciliano rispose “Ginevra”. Ci sembrò strano, ma quella era la verità. Chissà dov’era nato, dove aveva vissuto (e chissà dove è finito poi) ma ora si sentiva di Ginevra e tanto bastava.

Lungo la passerella che conduce all’aeroporto incrocio chi arriva, vestito con abiti pesanti e guanti, mentre io cammino con la maglietta e la giacca aperta, pensando che stamani si sta proprio bene e prima di entrare al terminal aspiro forte una boccata d’aria fredda, che sa di muschio e esce fuori fumante dalla bocca.

Il lettore mp3 passa bloom (“Open your mouth wide/ The universal sigh / And while the ocean blooms / It’s what keeps me alive”).

Sull’aereo, che ormai appare familiare quanto il tram sotto casa, le solite facce degli steward della tratta su Roma. Di fianco a me un tedesco piegato a origami nel sedile troppo piccolo (la rivincita della bassa statura! Io sono perfettamente a mio agio…).

A Roma lo spietato lettore mp3 fa partire 15 step…

How come I end up where I started
How come I end up where I went wrong

You used to be alright
What happened?
Etcetera etcetera

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3 pensieri su “Distrazioni in partenza

  1. Buon viaggio ma.. sei già arrivata? A me toccherà tra due settimane e tremo già ora.. e mi sono incasinata anche solo a parlare di un acquisto online che mi sono fatta spedire in Italia per averlo lì quando arriverò io: “spedito a casa” non andava bene, il mio indirizzo è qui, “spedito in Italia” è vago, “spedito chissà dove” cambia tutto.. ma perché devo parlare dei miei acquisti online??
    Insomma, la mia sarà una vacanza, ma tu hai descritto benissimo la Sehnsucht che ci piglia sulla via per l’aeroporto. Aribuon viaggio.. per il rientro, perché tanto torni, vero?? 😉

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