Berlino in time-lapse

In rete si trovano molti filmati su Berlino realizzati con la tecnica del time-lapse.

Quello che vi propongo oggi, tuttavia, non è un vero montaggio di immagini ma un racconto della storia della città, che dovrete immaginare come un filmato che in pochi minuti copre più di trecento anni, e racconta un fatto ben preciso: che l’architettura di una città è parte fondamentale della storia e rispecchia l’andamento della civiltà attraverso i secoli.

Buio in sala e che l’esperimento abbia inizio.

Poco dopo il 1200 c’è un piccolo villaggio di pescatori, sulla riva della Sprea, che prende il nome dalla natura paludosa del suo terreno: Berlin. Poco distante, sull’isola della Sprea, lo affianca un altro villaggio, Cölln, il primo a essere inglobato da Berlin, che pian piano accresce la propria importanza.

Nel 1701 Berlino è divenuta capitale del regno prussiano, dopo aver accresciuto il numero dei suoi abitanti con ebrei e ugonotti. Federico Guglielmo decreta il primo piano urbanistico della città che comincia ad arricchirsi di palazzi, del parco reale e di nuove strade, come la direttrice verso il castello di Charlottenburg.

Dal 1740 al 1786 con Federico II il Grande la città diventa il cuore culturale dell’Illuminismo tedesco. È l’epoca di Georg Wenzeslaus von Knobelsdorff (1699-1753), suo architetto di fiducia e amico. A lui è legata l’impostazione dei palazzi attorno all’attuale Bebelplatz (il cosiddetto Forum Fridericianum), la trasformazione del Tiergarten, l’accrescimento del castello di Charlottenburg, la realizzazione della residenza di Federico II a Potsdam, Sanssouci.

Dopo le guerre napoleoniche, nella prima metà dell’Ottocento, con Federico Guglielmo III il numero degli abitanti si moltiplica e Berlino è seconda solo a Londra, Parigi e San Pietroburgo. Karl Friedrich Schinkel (1781-1841) con le sue costruzioni enfatizza l’aspetto classicista della città, Peter Joseph Lenné (1789-1866) ne ridisegna il verde. Tra le opere di Schinkel si ammirano ancora oggi la Neue Wache, lo Altes Museum, la Friedrichswerdersche Kirche, la vicina Bauakademie, lo Schauspielhaus (ora sala da concerti) a Gendarmenmarkt, lo Schloss Glienicke.

Nella seconda metà del secolo Berlino è capitale della Germania (1871) e vede un grande sviluppo industriale. Nascono marchi che ancora oggi sono noti a tutti, come Loewe, Osram, Siemens, AGFA (Aktien Gesellschaft für Anilin Fabrikation), AEG (Allgemeine Elektricitäts-Gesellshaft). Nel profilo della città si moltiplicano le ciminiere e sotto di esse la popolazione aumenta in maniera esponenziale. Servono nuovi quartieri e nuove case, nonché una rete di trasporto pubblico che colleghi tutto: nascono così la ferrovia che circonda la città (Ringbahn), la S-Bahn, i tram elettrici e la U-Bahn. Sull’isola della Sprea che vide i natali della città si va organizzando il sistema dei musei.

Al volgere del secolo il centro non è più amato dai ricchi borghesi che in cerca di quiete e aria più respirabile si trasferiscono verso il castello di Charlottenburg e la foresta di Grünewald.

Nel 1918 in Germania finisce la monarchia, i moti spartachisti vengono repressi con forza e un anno dopo si instaura la Repubblica di Weimar (1919-1933). Dal 1920 la “Grande Berlino” (Großberlin), che ha annesso borghi e città nei dintorni, diventa d’un tratto 13 volte più grande: la terza città più grande al mondo, dopo New York e Londra, una della maggiori realtà industriali europee e una delle capitali della cultura. Sono “i dorati Venti” (Die goldenen Zwanzige, 1924-1929). A Berlino si trovano Walter Gropius e Erich Mendelssohn, Vasilij Kandinskij e Kate Kollwitz, Bertold Brecht e Kurt Weill, Greta Garbo e Marlene Dietrich, Fritz Lang e Wilhelm Furtwängler e numerosissimi altri esponenti di punta della cultura dell’epoca.

C’è ancora bisogno di nuovi quartieri. Per mano dei migliori architetti nascono le Siedlungen, volute dal governo socialista per garantire agli operai delle case economiche che garantiscano una buona qualità abitativa (alcune di esse sono oggi patrimonio dell’umanità UNESCO).

Finché l’ascesa dei Nazisti toglie l’attenzione alla Berlino operaia e porta a vaneggiare una rifondazione megalomane della città come “Germania”, la capitale del mondo. Ma i mastodontici e mostruosi progetti di Albert Speer, che avrebbero portato alla distruzione della città storica sostituita da un ciclopico e monumentale nuovo asse nord-sud, restano fortunatamente in gran parte irrealizzati.

La Royal Air Force (RAF) sgancia le sue prime bombe sulla capitale il 26 agosto del 1940. Nel 1943 gli abitanti di Berlino sono quattro milioni e mezzo. Dopo la guerra saranno almeno due milioni in meno, con la città per metà distrutta.

Le demolizioni e costruzioni del dopoguerra vedono dibattiti e azioni di botta e risposta tra la parte in mano agli Alleati e il settore sovietico.

A ovest nasce una nuova università a Dahlem, grandi palazzi residenziali rispecchiano le tendenze costruttive degli anni, con risultati non sempre onorevoli. Ci si deve inventare un nuovo polo museale e culturale, il Kulturforum, dominato dalle meravigliose opere di Scharoun (Philharmonie e Staatsbibliothek) e Mies van der Rohe (Neue National Galerie) e poi sostanzialmente tradito.

A est sorge la torre delle televisione su Alexandeplatz, destinata a mutare per sempre lo skyline della città, la linea direttrice dalla quale è entrata l’Armata Rossa diventa un ricco viale dall’aria moscovita (l’attuale Frankfurter Allee e dintorni), mentre i Plattenbauten, giganteschi palazzi fatti con elementi prefabbricati, creano nuovi quartieri.

Su tutto il territorio, intanto, tra le macerie vengono realizzati grandi assi viari, vere e proprie autostrade, che cancellano parte del tessuto storico e disegnano lo scheletro della città che conosciamo oggi.

Intanto la costruzione più odiosa, nel 1961: un muro che non è portante, non offre riparo, non serve a produrre. Racchiude la parte della città che appartiene all’ovest e dovrebbe difendere dal fascismo di quest’ultima la “sana” parte a est. Di fatto è come se racchiudesse i cittadini dell’est, tra i quali miete numerose vittime.

Dal 1989 è la storia presente, tra rinnovamenti e ricuciture nella ritrovata unità dopo la caduta del muro.

Da qui il filmato si fa più noto: sul deserto di Potsdamer Platz sorgono i grattacieli delle Archistar coordinate da Renzo Piano, quartieri operai come Prenzlauerberg diventano prima zona di case occupate, poi zone verdi per famiglie. I palazzi vengono demoliti e ricostruiti, sanati e ristrutturati.

Le migliori firme dell’architettura continuano ad arricchire la città, in cerca di un equilibrio tra mantenimento della memoria e rinnovamento.

Un equilibrio difficilissimo da mantenere, che è il vero nuovo compito in carico agli architetti e alla politica.

Perché dietro la costruzione di ogni singolo muro c’è una grande responsabilità.

Annunci

2 pensieri su “Berlino in time-lapse

  1. …eppure sono così dolcemente eufonici (tipo Wenzeslaus von Knobelsdorff)!
    E per i re basta imparare la tabellina del Federico/Guglielmo (con il fantastico caso di Federico I di Prussia che è anche Federico III di Brandeburgo).
    Scherzi a parte, sono molto felice del commento positivo: questo post è in realtà un pezzo del libro su Berlino categoricamente rifiutato dall’editor…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...