Elogio (superficiale) del turista

Mentre seguivo gli ultimi episodi di attentati nel mondo, più o meno pretestuosamente legati a un film intollerante che nessuno ha visto, girato da un regista porno in maniera semi-amatoriale e passato su youtube, guardando la cartina dei punti caldi delle proteste mi è venuto in mente che esattamente tutti i punti rossi segnati potevano essere anche desiderata di molti amanti dei viaggi che conosco (me per prima), alcuni, poi, erano punti in cui al momento già sapevo trovarsi persone care, in giro per turismo.

E allora è sorta una considerazione superficiale della situazione, senza pretesa di districare la massa di torti e ragioni nelle proteste: il mondo a misura di turista è un mondo in pace, da esplorare con curiosità, favorendo la reciproca conoscenza e  la circolazione del denaro tra ricchi paesi poveri ormai di interessi e poveri paesi ricchi di interesse.

A chiunque conosco consiglio di andare al più presto in Guatemala, uno dei paesi più belli che ho avuto la fortuna di visitare, e aggiungo regolarmente di farlo ora che il turismo di massa non è ancora (del tutto) arrivato. Ma quando il turismo di massa sarà (del tutto) arrivato nel Guatemala che non conosce più la guerra, sarà comunque una vittoria, e i guatemaltechi lo sanno bene.

E allora sia lodato il turista, anche quello con mille difetti, che girando nei musei legge la guida e non vede i quadri, quello che vuole l’hotel internazionale, quello che rimpiange da subito la cucina di casa, quello che sembra accorgersi della bellezza di un luogo solo quando torna a casa e mostra le foto agli amici, quello che intralcia il cammino, quello che stona con l’ambiente, quello che non si capisce perché non sia rimasto a casa, quello che dovrebbe limitarsi ad andare a vedere i castelli della Loira, quello superficiale, insomma quel turista che fa sì che ormai questa parola sia quasi un insulto, per cui tutti sono pronti a definirsi “viaggiatori” e non turisti.

E quel che è peggio è che una situazione politica infiammata, quando non sia esplosiva e non fermi del tutto il turismo, rende possibile il tipo di turismo più banale, quello che gira col torpedone nelle zone presidiate da militari, e impedisce la vita del viaggiatore, che vuole mescolarsi con il popolo che visita, mettere da parte se stesso per conoscere gli altri.

(A me manca la fila fuori dal Reichstag per salire sulla cupola, la bottiglietta d’acqua in valigia sull’aereo, vorrei vedere un pullman di yemeniti in coda per entrare a vedere il Pergamon, una scolaresca di algerini in gita che mangiano il panino di Mustafa a Mehringdamm e vorrei finalmente andare in Siria e in Iran, per esempio).

Le piramidi che emergono in mezzo alla jungla a Tikal, in Guatemala
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3 pensieri su “Elogio (superficiale) del turista

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