Le ciaccette a Berlino

Ieri pomeriggio, rientrando dall’ennesima pedalata a Bernau (il Pankeweg e la Berlin-Usedom si confermano al momento le mie piste ciclabili preferite), mi sono fermata a una festa che bloccava il traffico a Pankow, forse collegata ai Tage des offenen Denkmals.

I soliti stand con artigianato, pittori della domenica, gioielli, abiti, stand politici (solo spd, die Linke e die Grünen, cioè solo i partiti di sinistra) e ovviamente birra e cibo.

Subito dopo aver ceduto al richiamo delle Quarkkeulchen, mentre me ne stavo fuori dal flusso della folla a gustare questo dolce, di pasta fritta fatta con il quark (un formaggio molle), scampa alla folla giusto vicino a me una signora che ha in mano qualcosa a me molto familiare. Non ho dubbi: è una ciaccetta!

Per chi non sia nato tra l’alto Lazio e la bassa Toscana, spiego che la ciaccetta è un delizioso pezzo di pasta di pane steso e fritto, condito con il sale o con lo zucchero, e per me equivale alla festa. Subito aguzzo lo sguardo e cerco dove sia lo stand tosco-laziale a Pankow e invece scopro che si tratta di una specialità ungherese.

Benché reduce da un lauto pasto tedesco e ora anche dalle Quarkkeulchen, mi sono immediatamente messa in fila (ai migliori stand c’è la folla e ovviamente le persone si mettono pazientemente e ordinatamente in fila) per avere anche una ciaccetta.

Ho scoperto che in Ungheria oltre a rispondere al nome di Lángos vengono condite in vario modo, con il sale, con lo zucchero, con la panna acida, con le verdure e così via.

Io naturalmente ho scelto quella con il sale, la mia preferita.

Appena addentata ho avuto il mio momento madeleine (se Proust fosse nato in Maremma – o in Ungheria – capirebbe): era proprio come quelle che fa mia madre (o almeno quasi, ché la mamma, si sa, è sempre la mamma) e quelle che ho mangiato l’ultima volta che mi sono trovata alla festa del paese dove sono nata.

Con le mani unte, il sorriso stampato e la bici al seguito, ho proseguito poi il cammino per la festa, tra bambini con lo zucchero filato, un complessino mediocre che suonava e una marea di berlinesi che si godevano la bella giornata e il clima allegro, contenta di aver ritrovato un gusto così locale quassù e per di più portato dall’Ungheria.

L’idea di questa globalizzazione al contrario mi piace, quasi quanto le ciaccette.

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