Un paradiso per i cani

Alla dOCUMENTA di quest’anno a Kassel c’è anche un’opera d’arte dedicata interamente ai cani: “Dog Run” del canadese Brian Jungen.

In uno spazio recintato con passerelle, gimcane e simili, può avere accesso solo chi è accompagnato da un quadrupede (per il totale disappunto di alcuni bambini rimasti con il naso sulla rete, esclusi da quello che ai loro occhi è simile a un parco giochi).

I ruoli si invertono: i cani, che di solito sono chiamati a restare fuori o sono limitati nei loro movimenti, diventano qui i protagonisti, mentre i bipedi sono ammessi solo come accompagnatori e in maniera limitata (non possono, ad esempio, sedersi sulle istallazioni, sulle quali hanno libertà i quadrupedi).

A parte ciò, si aggira per il parco Karlsauen di Kassel anche un cane con una zampa rosa, parte dell’istallazione di Pierre Huyghes.

Proprio nell’istallazione di Huyghes sembra trovarsi la chiave di lettura: così come la testa della statua è ricoperta di api, che quasi la sostituiscono, così si suggerisce di sostituire il punto di vista antropocentrico con uno differente, innanzitutto con quello degli animali.

Una esperienza simile è possibile farla anche a Berlino, sulle sponde del Grunewaldsee, ovviamente dentro la foresta di Grunewald e vicino allo Jagdschloß omonimo.

Sul lato a sud-est, giusto a nord dello Jagdschloß si trova infatti una grande zona dedicata ai cani, liberi di scorrazzare tra gli alberi e di fare il bagno nel lago.

Per i bipedi c’è il divieto di balneazione (con qualche lamentela dei residenti nella zona – sicuramente solo quelli che non hanno un cane). E per la verità l’acqua non è propriamente invitante.

L’atmosfera che si trova, soprattutto nei fine settimana, è estremamente festosa, con cani di tutte le taglie che giocano e padroni intenti a leggere o a lanciare la palla in acqua.

C’è il vecchio carlino accovacciato vicino alla padrona, in attesa di una dose di carezze, eleganti cani di grossa taglia che si tuffano, cuccioli con il naso proteso ad annusare tutto, cani intenti a scrollare via l’acqua dal pelo dopo l’ultima nuotata, bastardini irrequieti che scavano buche insensate sulla spiaggia.

I proprietari non sono meno felici e ho l’impressione che anche chi si trova a Berlino, dopo aver lasciato a malincuore in patria il proprio cane, curi qui un po’ di nostalgia.

Un’ultima annotazione la merita l’ennesimo inevitabile paragone: cercando informazioni online su questo posto ho trovato le lamentele di tanti proprietari di cani perché non ci sono cestini per gettare le buste dopo che si sono raccolti i bisogni dei cani. In una città che ha i distributori delle suddette bustine nei parchi questo non mi stupisce.

Ma lo stupore raggiunge il massimo se penso alle desertiche zone riservate ai cani a Roma, dove la proporzione tra deiezioni e terra è di 2:1, o ai marciapiedi della stessa città, che costringono a un unico punto di vista: quello rivolto a terra per evitare brutte sorprese.

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