Il silenzio di Berlino

Quando torno a Berlino dopo un passaggio a Roma resto sempre stupita dal silenzio di questa città. Anche quassù ovviamente ci sono delle vie molto trafficate, tuttavia la media dell’inquinamento acustico è molto più bassa.

Questo non vale solo per le strade ma più in genere per la rumorosità umana.

In un prezioso pomeriggio di sole e caldo al Badeschiff, la meravigliosa piscina ormeggiata lungo la Sprea, bisognava fare una lunga fila per entrare in acqua, trovare un posto in cui stendersi sul pontile era quasi impossibile, eppure l’ambiente restava incredibilmente silenzioso. Non che tutti non stessero chiacchierando, ridendo e quant’altro, l’atmosfera era gioiosa e di festa, c’era la musica in sottofondo e i tuffi in acqua.

Stessa esperienza si ha nei condomini: ho cambiato e visitato vari appartamenti a Berlino, tutti accomunati dalla sensazione di trovarsi in un palazzo vuoto. Certamente forse le case sono costruite in maniera da essere meno “sonore”, tuttavia l’impressione è anche che i vicini tedeschi siano decisamente meno rumorosi di quelli italiani (e che alcune etnie anche a Berlino tendano a farsi sentire di più…).

Questo non sembrerebbe dipendere dalla volontà di mantenere la privacy: in Italia ci si nasconde dietro le tende mentre quassù si resta visibili agli altri attraverso i vetri non schermati.

Sembra improbabile che in un paese viga la difesa della privacy visiva e nell’altro di quella uditiva. Forse è piuttosto una prospettiva rovesciata: in un caso si difende se stessi (dagli sguardi altrui), nell’altro caso si difendono gli altri (dal proprio rumore).

Come notava anche Kant odori e suoni sono particolarmente molesti perché si espandono e da essi ci si difende difficilmente. D’altra parte pare che proprio Kant fece tagliare degli alberi che gli impedivano di guardare un panorama che lo aiutava a riflettere, e fece sì che si impedisse di cantare ai detenuti di un carcere di Königsberg non lontano da casa sua.

Chissà se avrebbe mai scritto la Critica della ragione pura se si fosse trovato in un appartamento al primo piano su una via consolare romana.

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